La rivincita italiana in Europa

AFA934AF7F21427533712AD3873259Strano ma vero noi italiani abbiamo finalmente qualcosa di cui gioire in Europa. Dalle recenti elezioni europee, infatti, emergono alcune note positive dalle quali il nostro Paese può ripartire per tornare a giocare da protagonista la partita europea. Prima di tutto, l’Italia è uno dei maggiori Paesi europei  in cui gli euroscettici non hanno brillato; in secondo luogo, il Partito Democratico è uno dei pochi partiti di governo in Europa che è uscito indenne dalla partita elettorale; infine Renzi risulta essere tra tutti i leader europeisti quello che ha riscosso maggiori consensi. Questi tre dati tradotti non possono che avere un unico significato: l’Italia ha l’opportunità e la responsabilità di ritornare protagonista sul palcoscenico europeo ridando vigore alla spinta integrazionista. L’Italia si è dimostrata ancora una volta filoeuropea e ha riposto la sua fiducia su un uomo con solide convinzioni europeiste. Raramente, negli ultimi 50 anni, un capo di governo italiano ha avuto una migliore posizione per farsi ascoltare a Bruxelles. E questo sembra chiaro anche allo stesso Renzi che ha dichiarato che “l’Italia è ora in grado di incidere in Europa”[1].Il problema è ora come. Due elementi sono fondamentali in Europa per sperare di cambiare qualcosa: degli alleati fidati e una proposta precisa e concreta. Per ora, Renzi sembra aver cominciato con il piglio giusto: è riuscito a divincolarsi dallo scottante tema delle nomine dei vertici europei (compresa quella del presidente della Commissione), mettendo davanti un accordo sui contenuti, il quale dovrebbe prevedere uno stop all’austerity[2]. In merito alle alleanze, se la Merkel, nonostante sembri concedere più aperture al discorso della crescita, rimane pur sempre una fedele alleata del rigore, il premier italiano ha trovato sponda oltralpe, dove con il Presidente francese Hollande ha siglato un “patto per la crescita”[3]. Ma è ancora troppo presto per cantare vittoria. C’è un aspetto importante che condiziona le possibilità di successo delle proposte dell’Italia in Europa, e cioè il successo delle proposte di Renzi in Italia: se le riforme non vengono effettivamente attuate in casa, la vittoria in trasferta è solo un miraggio.

[1]Corriere della Sera, Redazione Online, 26 maggio 2014, http://www.corriere.it/politica/speciali/2014/elezioni-europee/notizie/renzi-non-era-voto-di-me-ora-riforme-basta-alibi-fca59524-e4bb-11e3-8e3e-8f5de4ddd12f.shtml

[2] Fabio Martini, la Stampa, 6 giugno 2014, http://www.lastampa.it/2014/06/06/esteri/nomine-e-crescita-passa-il-metodo-renzi-E15ui0m4BvSqXaQrEU1ptO/pagina.html

[3] Ansa, 21 giugno 2014, http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/06/21/renzi-a-parigi-vertice-con-hollande-e-pse_4d622dfa-2f79-46f3-87c3-81dcef860273.html

 

Michele Carretti

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