Il viaggio di Renzi in Asia: tentativo di rilancio dell’Italia in UE e sullo scacchiere internazionale

VietnamItalyJPEG-08d8a_1402325895-kGHE-UizdMjms0pURQYm-568x320@LaStampa.itDal 9 al 12 giugno il Premier Renzi ha compiuto un viaggio in Vietnam, Cina e Kazakistan. Quel che si può notare è che le tappe toccate dal Presidente del Consiglio rappresentano Paesi nei quali l’Italia ha forti interessi economici. Ad Hanoi, in l’occasione può dirsi “storica”: un P.M. italiano non  compieva un viaggio ufficiale in Vietnam dal 1973. Qui, Renzi ha proposto un interscambio dal valore di 5 miliardi di dollari e la garanzia da parte di Sace di un finanziamento di 200 milioni per una raffineria; ha poi visitato gli stabilimenti Piaggio.

Dopo il Vietnam, la Cina, con Shanghai e Pechino, l’una per l’incontro con gli imprenditori italiani in Cina, l’altra per la visita ufficiale alle massime autorità della Repubblica Popolare. Mentre in Vietnam c’era bisogno di un rafforzamento delle relazioni, i rapporti con la Cina potevano dirsi già ottimi: diverso è stato l’atteggiamento di Renzi rispetto a quello di M.Monti, poiché, al contrario del 2010,  il miglioramento delle condizioni economico-finanziarie dell’Italia sembra garantire un interesse reciproco. In entrambi questi Paesi, dunque, sono forti gli interessi dell’Italia per quanto riguarda investimenti, interscambi e delocalizzazione delle grandi industrie e multinazionali italiane.

Il Kazakistan, terza tappa, riveste invece un ruolo chiave nel campo delle politiche energetiche, particolarmente ora che le tensioni al confine orientale dell’UE sono così alte: in data 15 giugno Mosca e Gazprom hanno stabilito l’interruzione delle forniture di gas all’Ucraina, con possibili ripercussioni in UE. La visita ad Astana si è così conclusa con la stipula di un accordo tra l’ENI e la compagnia petrolifera KazMunayGas. Il momento del viaggio sembra provvidenziale per Renzi, il quale può cavalcare l’onda del successo delle recenti elezioni parlamentari UE, adesso che il ruolo di Paesi guida di Francia e UK appare indebolito e screditato dalla vittoria di partiti anti-Europa, mentre quello dell’Italia risulta molto rafforzato.

Con questo viaggio, Renzi pare così avere un duplice scopo: l’uno internazionale, in un’ottica forse più realista, sfruttando il momento di forte consenso intende rafforzare partnership commerciali e rilanciare l’affidabilità del Paese per gli investitori; l’altro, in ambito sovranazionale, mostrando all’UE la ripresa e la riacquisita stabilità del Paese, ottenute grazie alla propria leadership e al PD. Duplice scopo, questo, con il quale il premier mira anche a rafforzare internamente il governo, il PD, la sua equazione personale. Il sunto sarebbe dunque un rilancio politico e d’immagine su tutti i fronti, attraverso l’economia. E tutto ciò “turandosi il naso” e sorvolando totalmente sulle celebrazioni nei santuari del vecchio comunismo, sull’omaggio al mausoleo di Ho Chi Minh, sul tè con Nazarbayev e sul fatto che nessuno dei tre Paesi, con i quali si vogliono stringere relazioni più forti e stabili, può vantare un regime che si avvicini lontanamente alla democrazia.

 

Tommaso Pochi

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