Le Pen: Dédiabolisation e scetticismo

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Marine Le Pen, leader del Front National francese, ha convinto anche i più scettici. Dopo le intense campagne elettorali tese a rassicurare l’elettorato francese, raccogliendo e stravolgendo l’eredità del padre, Jean-Marie, già in passato autore d’infelici boutades xenofobe e negazioniste; dopo anni passati a propagandare un nazionalismo populista (solo moderatamente) anti-islamico, cercando di presentarsi come un partito di destra moderna alternativa ai neogaullisti dell’UMP; dopo anni, in sintesi, di dèdiabolisation (sdoganamento) del suo partito, “né di destra né di sinistra” e democratico tout-court, Marine Le Pen è al centro delle cronache politiche europee, e ha visto trionfare la sua strategia.

Il risultato del Front National alle elezioni europee è stato senza dubbio uno tra i più eclatanti: toccando quota 26%, oltre che a diventare il primo partito di Francia (surclassando il centro-destra UMP e l’impopolare Partito Socialista, quadruplicando il risultato delle Europee del 2009), ha aperto una questione di legittimità dell’Unione Europea nel “cuore politico” dell’Europa, decretando la fine del direttorio Parigi-Berlino, pilastro economico-politico dell’Eurozona nei momenti più duri della Crisi.

Il voto francese al Front National è frutto della succitata dédiabolisation, processo mediatico alla ricerca di una nuova verginità politica contro la “casta” dell’”UMPS” (crasi dell’UMP e del PS, partiti di governo tacciati di “tradimento della patria”) che ha portato il più grande partito d’ispirazione neo-fascista d’Europa a diventare il capofila dei partiti euroscettici, campione del populismo nazionalista. Tale risultato elettorale, oltre ad aver già avviato una crisi politica in Francia, impone serie riflessioni anche a livello europeo, considerando che il programma di “resistenza” frontista all’”austera eurocrazia” bruxellese prevede, tra le altre cose, un Referendum francese di uscita dall’UE, la fine dello spazio di Schengen, l’abbandono dell’euro, il protezionismo economico e il primato del diritto nazionale su quello europeo.

La più recente tappa della dédiabolisation, tesa a rimarcare la presa di distanza dall’immaginario vetero-fascista, è l’attuale conflitto generazionale tra Le Pen père e Le Pen fille, in aperto contrasto dopo una recente battuta antisemita di Jean-Marie in polemica con un artista ebreo francese.Tali prese di distanza dal passato non bastano tuttavia a far dimenticare le cronache di ordinaria intolleranza denunciate dai rapporti di SOS Racisme e della Ligue des Droits de l’Homme, le dichiarazioni anti-democratiche di vari esponenti locali, i legami con il movimento naziskin, le alleanze in campo europeo con partiti di estrema destra e l’intolleranza 2.0 dei “patrioti” utenti della c.d. fachosphere, galassia di social network del Fronte. Il neo-fascismo resta dunque nell’humus culturale del partito.

Lo scetticismo nei confronti di un partito che, al di là delle dichiarazioni d’intenti, resta un partito radicale di estrema destra fondato su una base xenofoba e razzista, è, quindi, d’obbligo. Il Diable frontista è ancora visto dal 50% dei Francesi (Baromètre d’image du Front national, 2014) come un potenziale rischio per la democrazia francese, e non solo.

Massimiliano de Giorgi

Pubblicato il 2 luglio 2014

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