La crisi del centrodestra in Francia

il terremoto nella destra (repubblicana) in Francia2Le Elezioni Europee del 25 maggio scorso hanno definitivamente squarciato il velo su crisi e fratture interne alla Destra moderata in Francia, contrapposta a quella populista del Front National di Marine Le Pen. Il voto per il Parlamento europeo ha infatti segnato il definitivo sorpasso della destra radicale, divenuto primo partito dell’Esagono con il 25%, staccando di ben cinque punti l’Union pour un Mouvement Populaire (Ump), fermo al 20. Il quadro uscito dalle urne ha salutato un panorama politico sbilanciato a destra, data la preminenza del Fn, seguito da Ump, Partito Socialista (14%) e centristi (10%).

Oltre al flop elettorale, per il partito dell’ex Presidente Nicolas Sarkozy si è poi aggiunta la grana del cosiddetto “Affaire Bygmalion” e la vicenda delle fatture gonfiate dalla società di comunicazione (legata all’ormai ex presidente Jean-François Copé) per il finanziamento della campagna elettorale del 2012. Dopo le dimissioni forzate di Copé, l’Ump riparte dal triumvirato di ex primi ministri Jean-Pierre Raffarin, François Fillon (principale sponsor delle Elezioni Primarie) e Alain Juppé. Il sindaco di Bordeaux, ex fedelissimo di Jacques Chirac, è visto come l’ideale traghettatore di una svolta centripeta dell’Ump: alle Municipali di marzo, ultimo appuntamento elettorale favorevole alla destra moderata, la convergenza con i centristi di UDI e MoDem aveva permesso ai post-gollisti di arrivare in testa in numerosi comuni.

In vista del Congresso autunnale si profila dunque un testa a testa tra i fautori di una “Droite Forte”, in grado di drenare consensi euroscettici appannaggio del FN, e gli esponenti più inclini all’accordo con il centro. Non sono al momento prefigurabili scenari di scissione, che richiamerebbero la vecchia divisione tra l’Union pour la Démocratie Française (UDF) di Valérie Giscard d’Estaing e i gollisti del Rassemblement pour le Peuple Républicain (RPR) degli anni 70-80, ma manca la personalità in grado di saldare le due anime del partito ovvero imporre una di esse. L’Ump, ancorato alle sorti della vecchia guida Sarkozy (che resta il candidato preferito dai simpatizzanti Ump, forte del 54% nei sondaggi) è mai come ora lacerato da personalismi e crisi identitarie.

 

Niccolò Inches

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