USA, la scoperta di un cuore calcistico

AP7_2_2014_000014BIl calcio non è mai stato considerato lo sport nazionale degli Stati Uniti, non è mai stato fra gli sport più praticati né più popolari sul suolo statunitense, ma il fervore dei tifosi durante questi mondiali ha evidenziato un’inversione di tendenza. Inchieste svolte poche settimane prima dell’inizio della Coppa del Mondo in Brasile affermavano che soltanto un cittadino statunitense su dieci seguiva il calcio, contro metà degli americani che seguono appassionatamente il football americano.

I record di audience televisiva hanno però smentito questa inchiesta. Il picco, pari a 24.7 milioni di telespettatori, è stato raggiunto durante la seconda gara dei gironi conto il Portogallo (2-2) e l’ottavo di finale fra Belgio e Usa ha registrato la straordinaria cifra di 21.6 milioni di telespettatori. Gli statunitensi si sono dimostrati fedeli tifosi della propria squadra nazionale. Lo spirito e il sentimento patriottico che caratterizza il popolo nord americano si è svegliato e riunito per seguire la propria squadra di calcio. Maxi-schermi sono stati installati in stadi, piazze e pub per permettere a migliaia di tifosi di seguire le partite; fiumi di gente hanno riempito le strade con i colori della nazionale come non si era mai visto prima per un evento calcistico negli Stati Uniti.

Anche la sala stampa della Casa Bianca è stata allestita con uno schermo, da dove il Presidente, insieme allo staff, ha seguito il match contro il Belgio. Al suo arrivo, il Presidente B. Obama si è schierato apertamente a sostegno della nazionale a stelle e strisce iniziando il coro, ormai diventato famoso in tutto il paese: “I believe! I believe that we can win!”. Alla fine della partita, che purtroppo ha sancito l’uscita del team USA dai mondiali, il messaggio sull’account Twitter della Casa Bianca non è tardato ad arrivare, ringraziando la nazionale : “Very proud of the @USSoccer, we’ll win it all sooner than the world thinks. #BelieveIt -bo”.

I fattori sociali e demografici hanno giocato un ruolo importante nella nascita di questa nuova passione, soprattutto all’interno di determinati segmenti della popolazione. Innanzitutto, guardare le partite è un modo per socializzare, passare il tempo con amici e conoscere nuova gente. I social network sono stati riempiti di foto, commenti e hashtag inerenti al soccer team a stelle e strisce. Ma è soprattutto il dato demografico che è da tenere in forte considerazione. Nel 2012, 37 milioni su 289 milioni di abitanti negli USA erano ispanici, una cifra pari al 12.7%. Questa popolazione di provenienza latinoamericana ha portato con sé, oltre la lingua, anche i costumi, la cultura e la sfrenata passione per il calcio che gli ha sempre contraddistinti.

Al giorno d’oggi però, il calcio non può più essere considerato soltanto lo “sport degli immigrati”. Negli ultimi anni la pratica del soccer si è diffusa a macchia d’olio soprattutto fra i giovani e le nuove generazioni, che hanno la possibilità di praticarlo nelle scuole fino ad approdare alle società sportive calcistiche professionistiche della MLS (Major League Soccer). Queste società oggi sono aumentate, passando da 10 a 19 con altre 4 nuove pronte a debuttare. Il calcio é soprattutto riuscito ad oltrepassare la barriera della copertura mediatica scarsa che aveva fino a questi mondiali, mancanza che ha da sempre ostacolato la diffusione del calcio a livello nazionale negli USA. Oggi possiamo dire che il soccer è riuscito definitivamente a conquistare il cuore degli statunitensi.

Fernanda Bulajich Urrutia

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