Il caso Algeria e la crisi dell’integrazione in Francia

Algeria01_2959245bA Parigi e dintorni, la storica qualificazione dell’Algeria agli ottavi di Coppa del Mondo aveva scatenato i festeggiamenti della comunità originaria del Paese arabo – la più consistente in Francia dal punto di vista demografico, con quasi 730 mila unità in alcuni casi degenerati in veri e propri scontri di piazza. Quanto accaduto è bastato affinché si scatenasse la polemica attorno alla gestione dell’ordine pubblico e, per relationem, alla questione migratoria.

La strumentalizzazione dei fatti di cronaca legati all’evento sportivo sono riconducibili al tema, promosso dalla destra radicale, della pretesa “Islamizzazione” della Francia contemporanea. Le crescenti rivendicazioni identitarie della comunità musulmana (dalle pratiche mediche alle abitudini alimentari nelle scuole, fino alla famigerata legge sul divieto del velo islamico nei luoghi pubblici) rivelano la difficoltà con cui i principi laici della Repubblica francese attecchiscono presso le minoranze culturali e religiose. Le vicissitudini seguite all’exploit algerino, come già accaduto ai tempi della crisi nelle banlieues parigine e dell’allarme fondamentalista sul caso Merah, rimettono al centro del dibattito vecchie e nuove soluzioni demagogiche.

Il sindaco UMP di Nizza Christian Estrosi aveva addirittura firmato un’ordinanza al fine di vietare l’ostentazione di bandiere straniere nelle ore serali (poi sospesa dal Tribunale Amministrativo competente). Gli scontri tra tifosi algerini e forze dell’ordine avrebbero poi provocato la reazione veemente del Front National: Marine Le Pen ha rilanciato il blocco dei flussi migratori rimettendo in discussione il principio della doppia nazionalità, realtà che coinvolge due terzi della popolazione di origine maghrebina. La spia frontista è però il sintomo di una problematica più ampia, presente ab initio nella società transalpina post-coloniale: il conflitto tra modelli di integrazione. La crisi dell’assimilazionismo (tradizionale approccio francese sul tema) e la critica al laicismo nelle politiche pubbliche hanno finito per ridar fiato alle sirene populiste. Tanto da assistere ad un’inedita convergenza tra estrema destra e sinistra sul tema della laicità, laddove occorre comunque distinguere tra gli intenti islamofobi del FN e la prospettiva socialista sui vari “Mariage pour Tous” e Teoria di Genere.

Gli ammiccamenti della politica al multiculturalismo, come dimostra la fondazione dell’Istituto per la Cultura Islamica (voluto dall’ex sindaco di Parigi Bertrand Delanöe), rischia dunque di alimentare un clima da crociata anti-musulmana. Le bandiere algerine nella Francia di Hollande rappresentano la punta dell’iceberg per la querelle su laicità e integrazione, proprio come il velo islamico negli anni di Chirac e Sarkozy. Tra limitazione delle libertà individuali e sudditanza al comunitarismo, quale “terza via” per salvaguardare l’unità della République?

Niccolò Inches

Twitter: @niccolink

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