Addio al CNEL. È arrivato il tempo dei lobbisti?

thankyouforsmokingIl Parlamento si appresta a votare la legge di riforma costituzionale che dovrebbe dare un nuovo volto al Senato della Repubblica. Questo è l’aspetto che catalizza la più parte delle attenzioni della stampa e del dibattito pubblico. La riforma, però, prevede anche l’abolizione del Cnel. Il consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, riconosciuto dall’articolo 99 della Costituzione, è l’organo che fino ad oggi ha rappresentato l’unico sistema, almeno visibile e riconoscibile, di rappresentanza delle categorie produttive.

Oltre a quest’organo, in Italia, a metà dell’anno di grazia 2014, non è ammessa nessuna altra forma di rappresentanza degli interessi privati diffusi. Manca un impianto normativo che delimiti e regoli l’attività, lecita, di pressione sul decisore pubblico.

Le aziende italiane, così come le associazioni che tutelano altri interessi diffusi non economici, hanno l’obbligo di comportarsi diversamente quando abbiano necessità di interloquire con le istituzioni dell’Unione. Devono registrarsi presso il Transparency Register per essere sicuri che, così si legge sul sito di Bruxelles, “i responsabili politici dell’Ue siano a conoscenza dei vostri pareri o interessi o di coloro che rappresentate”. In Italia, fino ad oggi, abbiamo creduto di poterne fare a meno.

Così alla Camera e al Senato entra, e quindi ha la possibilità di rappresentare i propri interessi, solo chi abbia ricevuto il permesso dai Questori, o chi è invitato in audizione dalle commissioni parlamentari. Chi non conosce i “poliziotti” del Parlamento, o chi non viene invitato dalle commissioni in audizione, chi non ha santi in paradiso insomma, può solo sperare che la legge non lo penalizzi.

Chissà cosa penserebbe von Hayek, il pensatore austriaco che teorizzò la dispersione della conoscenza. Criticando il sistema di allocazione delle risorse centralizzato, il premio Nobel per l’economia sosteneva che solo il mercato lasciasse gli individui liberi di soddisfare i propri bisogni in luoghi e tempi indefiniti, imponderabili al legislatore. In altre parole i bisogni e le necessità sono sconosciuti a un individuo differente da chi agisce. Se questo è l’assunto, va da sé che bisogna trovare il modo per informare il legislatore di queste necessità, pena l’infelicità della norma.

Una volta eliminato il Cnel, però, sarebbe assolutamente necessario colmare questo vuoto e regolamentare la fisiologica attività di pressione sul decisore pubblico. Ancora oggi parlare degli interessi privati in Parlamento suona come una bestemmia. Epitetare qualcuno come “lobbista” equivale, in molti casi, all’insulto. Le resistenze ad adeguare la nostra normativa a quella in vigore in altri stati europei o nelle stesse istituzioni comunitarie sono per lo più di matrice ideologica. Resistenze suffragate anche dalle interpretazioni dell’articolo 67  della Costituzione. “I parlamentari devono rappresentare la nazione”. Come faccia un deputato o un senatore a rappresentare i bisogni di oltre 60 milioni di persone rimane ancora un mistero. E tutto avviene nell’ombra.

 

Edoardo Garibaldi

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