Tra Sudafrica e Brasile: cosa rappresentano i Mondiali di calcio per un Paese emergente – Intervista a S.E. Nomatemba Tambo

10588587_10204236074131820_570429896_nNão vai ter Copa!
Questo lo slogan lanciato nelle manifestazioni di protesta dei No Copa, movimento contro il Campionato mondiale FIFA conclusosi da poco in Brasile. Già prima del fischio d’inizio della manifestazione, le polemiche e le proteste di piazza hanno travolto il Mondiale, scaldando gli animi dell’opinione pubblica, in segno di protesta contro l’ingente flusso d’investimenti pubblici destinato alla Coppa, flusso definito dai più come insostenibile, in un Paese ancora vittima di profonde problematiche sociali, nonostante il forte sviluppo economico recente.

A due settimane  della conclusione di Brasile 2014 è tempo di fare bilanci. La stima dei costi in fase di progettazione si aggirava intorno ai 1,1 miliardi di euro solo per gli impianti sportivi, quota minoritaria rispetto ai fondi di sviluppo delle infrastrutture utili e sostenibili anche anche a mondiale concluso. Per strade e aeroporti sono stati spesi 6,3 miliardi di euro, nonostante il ridimensionamento, la posticipazione o addirittura l’annullamento di molti progetti. L’ultima stima ufficiale dei costi della manifestazione è lievitata a 12,8 miliardi di dollari, (inclusi 600 milioni di dollari spesi per l’apparato di sicurezza), l’85% dei quali provenienti dal bilancio pubblico di Stato e degli enti locali.

Brasile 2014 è a oggi quindi il mondiale più caro della storia: In Sud Africa, durante i Campionati del Mondo del 2010 furono spesi appena 3,7 miliardi di euro. «Il Brasile ha ben altre priorità da affrontare: sanità, scuole, trasporti. Non si possono spendere tutti i soldi per il mondiale», ha dichiarato Romario, ex stella della nazionale brasiliana oggi senatore, supportando idealmente le proteste di piazza scoppiate nel mese di giugno. L’utilità dell’organizzare di eventi internazionali in Paesi emergenti è stata quindi messa in discussione da gran parte dell’opinione pubblica internazionale, come già avvenuto a margine dei Mondiali in Sudafrica del 2010.

Secondo l’ambasciatrice del Sudafrica in Italia, S.E. Nomatemba Tambo, da me intervistata, quali sono stati i costi, e quali i benefici, dei Mondiali del Sudafrica 2010? L’ambasciatrice Tambo tiene a precisare che il primo inequivocabile beneficio del Mondiale del 2010 è stato quello di puntare i riflettori sul Sudafrica: «quando un Paese organizza un evento di simile importanza, gli occhi del mondo sono puntati su di te. Ciò ha illuminato chi pensava negativamente del Sudafrica, zittendo molti critici. Quando i turisti hanno visitato il nostro Paese, hanno capito che non era necessario proteggersi con giubbotti antiproiettile».

10563524_10204242908502675_37625959_nIl risultato è stato una riconfigurazione dell’immagine del Sudafrica nel mondo. Un risultato importante perchè «i sudafricani sono stati fieri di mostrarsi uniti, fieri di dare il benvenuto al Mondo». Un altro importante aspetto da considerare è quello su dimensione regionale: il Sudafrica grazie ai mondiali del 2010 ha rinforzato la sua posizione di leader nel continente africano. «Siamo diventati probabilmente il primo paese nel continente nell’organizzazione di eventi internazionali, dagli eventi sportivi fino ai forum economici di importanza internazionale; ora sappiamo di poterli organizzare, ora abbiamo fiducia in noi stessi. Punto cruciale, quello delle infrastrutture del Paese: “All’epoca il governo s’impegnò a migliorare le infrastrutture nel paese, e lo sviluppo non è passato solo dagli stadi, ma anche dagli aeroporti, dalle strade, dalle zone industriali.”

Altro grande beneficio è stato “il conoscere il mondo attraverso il Mondiale…Può sembrare stupido, ma quando guardi una partita, ti può venire la curiosità di sapere, ad esempio, dov’è l’Uruguay (ride)… Può sembrare buffo, ma adesso quando qualcuno chiede ad un sudafricano da dove proviene, alla risposta “Sudafrica” molti risponderanno a tono “BAFANA BAFANA!”. Nelson Mandela, le Table Mountains, ora sono emotional points che possono essere toccati e ponderati da tutto il mondo, e questo ha un valore per noi; E non credo che questi punti vadano sottovalutati, perchè il primo passo verso la fiducia in un Paese è la conoscenza del Paese stesso, che può portare ad un flusso di investimenti diretti, come ad una semplice vacanza con i bambini. Tutto ciò è divenuto realtà.».

L’ambasciatrice Tambo, poi, rivolge il suo pensiero al Brasile e al governo di Dilma Rousseff: «devo congratularmi con il Brasile per il grande evento organizzato, nonostante le problematiche, nonostante le campagne stampa sfavorevoli; capiamo i problemi affrontati, il Sudafrica è come il Brasile un paese emergente». In conclusione: «A chi dice che in questi casi i benefici sono sempre minori dei costi, rispondo che dipende da cosa si intende per benefici, che non possono essere valutati in termini esclusivamente economici. Sono sicuro che il Brasile beneficierà di questi Mondiali. A chi esprime mille dubbi in merito, rispondo che il primo beneficio è innanzitutto quello riguardante l’identità nazionale, bene dal valore immenso».

Massimiliano De Giorgi

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