Indipendenza catalana: tra il gioco politico e la volontà reale

catalunya3-1024x614-2x9m67gkzrlnrguueh6g3kNegli ultimi due anni abbiamo assistito a vere e proprie spinte secessioniste, sentimenti indipendentisti che  sono radicati nella storia europea che, soprattutto dopo la crisi economica e politica, hanno trovato nuovo sfogo. Il 18 settembre si è votato per l’indipendenza scozzese ma non è l’unico referendum indipendentista fissato per quest’anno.

Il sentimento secessionista della Catalogna,nella storia recente si è rafforzato con il regime  di Franco, che ha attuato una politica nazionalista di negazione della nazionalità catalana, a partire dal divieto di uso della lingua catalana, ai simboli dell’identità catalani, fino a giungere a forme di discriminazione e di persecuzione, come quelle attuate nei Paesi Baschi. Con l’instaurazione della democrazia le cose sono cambiate: non a caso la denominazione “Comunità Autonome” per le regioni spagnole indica che esse hanno gradi di autonomia diverse, che dipendono per l’appunto dalle differenze culturali e linguistiche che esse hanno nei confronti delle altre Comunità.

Lo Statuto catalano è stato ulteriormente riformato nel 2006 concedendo ulteriori autonomie riguardanti la lingua e la cultura catalana, tanto che nel preambolo si richiamano i valori della “Nazione catalana” (anche se questo non ha valore normativo). La lingua catalana è la prima lingua della regione, viene insegnata nelle scuole così come nelle università, tanto che può capitare che girando per Barcellona si incontrino persone che hanno difficoltà a parlare spagnolo. I cartelli e le insegne di negozi, ristoranti ecc.., devono essere in catalano e , qualora si voglia, anche in castigliano. Le scritte solo in spagnolo non sono permesse, pena una multa. Quindi quali sono le ragioni che spingono i catalani a richiedere l’indipendenza se le loro tradizioni sono rispettate e tutelate?

Oltre al fattore culturale, i catalani richiamano anche questioni di tipo economico. La Catalogna è il motore economico della Spagna, che da sola produce 1/5 del PIL spagnolo e dal suo territorio passa una delle due grandi vie di comunicazione della penisola iberica e il traffico dell’aeroporto El Prat lo si può paragonare a quello dell’aeroporto di Madrid.

In realtà esistono motivazioni politiche che spiegano questa determinazione nelle richieste catalane. La propaganda indipendentista ha assunto caratteri più forti in seguito alla rottura dell’alleanza tra i partiti catalani e il PSOE. Nel 2006, dopo l’approvazione del nuovo statuto da parte del Parlamento spagnolo, il “Tribunal Constitucional” composta a maggioranza da membri culturalmente vicini al PSOE, ha ridimensionato i contenuti autonomisti dello statuto. Il premier Zapatero, che si era fatto portavoce del progetto, non difese il testo originale della statuto, perdendo così l’appoggio dell’elettorato catalano, che anni prima gli aveva permesso di vincere le elezioni.

Ad ogni modo, esistono dei problemi che rendono la prospettiva di un’indipendenza catalana non desiderabile per gli stessi catalani. La possibilità di uscita dall’Unione Europea l’uscita dall’euro avrebbero un effetto devastante per l’economia e la politica del nuovo stato catalano. 

Fonti:

richiesta del parlamento catalano per celebrare il referendum http://www.parlament.cat/actualitat/Resolucio479_10_ca.pdf 

statuto di catalunya: http://www.parlament.cat/activitat/cataleg/EstatutConsolidat_es.pdf (art 143 libertà della lingua catalana)

Vittoria Canessa

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