Il ritorno di Sarkozy e la “droitisation” dell’elettorato francese

nicolas-sarkozy-peaufine-la-date-et-la-forme-de-son-retour_2046892_800x400Nicolas Sarkozy ha ufficializzato il suo ritorno in politica, a più di due anni dalla sconfitta alle presidenziali francesi del 2012 contro il rivale socialista François Hollande. I tempi non sono ancora maturi per certificare una strategia centrifuga da parte di Sarkozy, ma ci sono pochi dubbi sulle velleità dell’ex Président di intercettare un voto “estremo” che nell’ultimo anno ha corroborato (e non poco) il bacino elettorale del Front National, primo partito di Francia dopo le Europee di maggio.

L’ex inquilino dell’Eliseo, dopo la pubblicazione di un post Facebook e un colloquio con il “Journal Du Dimanche”, ha scelto la platea televisiva di France 2 per ripresentarsi davanti all’elettorato dopo mesi di autoesclusione dalla vita pubblica e di partito. L’offensiva mediatica di Sarkozy mirava alla delegittimazione del Partito Socialista al potere, principale responsabile del declino francese dell’ultimo periodo, ma anche a rimettere ordine all’interno della sua “famiglia politica”, l’Union pour un Mouvement Populaire (UMP).

Sarkozy ha infatti parlato di un nuovo “progetto collettivo” da portare avanti nell’ambito di una “nuova formazione” che aggreghi i francesi delusi dall’attuale classe dirigente. In molti vi hanno letto la volontà di superare l’attuale struttura del principale partito di centrodestra transalpino, logorato dai contrasti interni e incapace di imprimere una chiara direzione politica e programmatica. Al di là delle inchieste giudiziarie che pendono sulla sua testa, una nuova discesa in campo di Nicolas Sarkozy andrebbe vista come il gesto dell’unica personalità carismatica in grado di ricompattare il partito che fu di Jacques Chirac, ultimo capo dello stato eletto per due mandati consecutivi.

Ma quale sarebbe la natura politico-culturale di una destra nuovamente “sarkocentrica”? Anzitutto occorre enucleare due momenti chiave dell’egemonia dell’avvocato di Neully sull’UMP. Da un lato, il periodo successivo al 2005, quando il Nicolas Sarkozy ministro degli Interni rivelò all’opinione pubblica francese il suo pugno duro nei confronti dei violenti delle banlieus. Dall’altro, il Sarkozy Presidente della Repubblica che nel biennio 2009-2010 favorì l’istituzione del Ministero per l’Identità nazionale e si rese protagonista del celebre discorso di Grenoble su sicurezza e immigrazione. Un’attitudine, sintetizzata nello slogan “La France Forte”, in seguito riproposta durante la campagna elettorale del 2012. Questa avrebbe segnato la cosiddetta “Droitisation” dell’UMP e il progressivo accostamento a talune tematiche tradizionalmente proprie al FN (Perrineau, 2013).

Nel corso dell’intervista-tribuna televisiva del 22 settembre, Nicolas Sarkozy appariva intenzionato a non arretrare rispetto alle posizioni intransigenti assunte negli ultimi anni. Di qui il riferimento al boom demografico nel continente africano (foriero di flussi migratori difficilmente contenibili) e la conseguente necessità di rivedere gli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Un Sarkozy che, in tal modo, andrebbe incontro all’orientamento della maggioranza dei simpatizzanti della destra francese. Alla luce dei sondaggi condotti dall’istituto di statistica IFOP, dal 2006 al 2013 in seno all’elettorato post-gollista sono aumentati coloro che ritengono che “Ci sono troppi immigrati in Francia” (dal 64 all’87%) e che “Non ci si sente sicuri da nessuna parte” (dal 38 al 73). La stessa base UMP propugna a maggioranza (54%) l’attuazione di un programma marcatamente di destra, con il 57% addirittura favorevole ad accordi di coalizione a livello locale con i frontisti di Marine Le Pen.

Nondimeno, i più recenti sondaggi di opinione sulla personalità più gradita dagli elettori UMP registrano un sostegno a larga maggioranza (54%) verso lo stesso Sarkozy, che stacca i rivali più accreditati Alain Juppé (33) e François Fillon (fermo al 6). In caso di successo di Nicolas Sarkozy alle elezioni per la leadership del partito (il voto dei militanti è previsto per il prossimo 29 novembre, con eventuale ballottaggio il 6 dicembre) potrebbe quindi crearsi una crepa profonda con i “moderati” di Juppé. L’ex primo ministro tra il 1995 e il 1997 è fautore di un’alleanza con i centristi di François Bayrou, con la designazione di un unico candidato UMP-MoDem per il 2017.

Nel 2012 la base del Front National finì per punire il candidato dell’UMP, astenendosi al momento del ballottaggio contro Hollande su indicazione della stessa Marine Le Pen. Sarkozy punta dunque al recupero di quegli elettori, nel tentativo di federare l’area alternativa alle sinistre socialista e anti-capitalista. Con gli esponenti PS Hollande e Valls virtualmente tagliati fuori dalla corsa all’Eliseo, come illustrato sempre da IFOP sulle intenzioni di voto per il 2017, in uno scenario di “Droitisation” complessiva dell’elettorato di Francia è Nicolas Sarkozy il competitor più credibile per insidiare il predominio populista.

 

Niccolò Inches (Twitter: @niccolink)

 

Be Sociable, Share!