La riforma della scuola, senza merito

renzi_scuola309“Si deve avere il coraggio di dire che bisogna giudicare gli insegnanti e che gli scatti di stipendio devono avvenire sulla base del merito e non dell’anzianità”. Queste parole le ha pronunciate il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel video di presentazione del documento “La buona Scuola”. In queste pagine sono contenuti i principi sui quali si baserà la riforma dell’istruzione del Governo che, si voglia valutare in maniera positiva o meno, sarà oggetto di una consultazione pubblica fino al 15 novembre: due mesi di tempo per tutti i cittadini che vogliano dire la loro.

La scuola – sostiene Renzi – è importante perché è l’unico vero investimento per “immaginare il futuro dei prossimi venti anni”, e lasciare il merito fuori non è più accettabile. Come non essere d’accordo. Il principio è sacrosanto. Solo con una valutazione del merito, e abolendo il sistema tutto italiano degli scatti degli stipendi per anzianità si potranno premiare i docenti migliori e garantire ai “figli d’Italia” un’istruzione degna di questo nome.

Belle parole. Ma come crede di mettere in pratica questo principio? Ad oggi, i criteri di valutazione dei professori per attribuire gli scatti di anzianità sono tutti da definire. Il Sistema di valutazione nazionale al quale fa riferimento il documento si basa su tre pilastri: autovalutazione dell’istituto, valutazione del dirigente scolastico, e valutazione esterna.

Da che mondo è mondo un giudizio per essere oggettivo deve essere terzo. Posto che i pesi dei tre pilastri non sono ancora stati stabiliti, i presupposti non sembrano andare nella giusta direzione. I docenti valuteranno loro stessi, i dirigenti scolastici valuteranno il loro istituto, e i nuclei di valutazione esterna potranno visitare solo il 10% degli istituti ogni anno: troppo pochi per controbilanciare l’autovalutazione. Ma manca un dato, che poi è l’unico certo. Chi verrà premiato, e in quale misura? “I 2/3 dei docenti, ogni tre anni, avranno diritto a 60 euro netti al mese in busta paga”, si legge nel documento del Governo. Che cosa vuol dire? Che il “volemose bene” sembra essere la stella polare della tanto annunciata rivoluzione del merito. “Si rischia – dice un dirigente scolastico che desidera rimanere anonimo – di camuffare lo scatto di anzianità con quello di merito. Il collegio dei docenti potrebbe stabilire che bisogna assegnare il premio a rotazione, così tutti potranno usufruirne”. Lo sforzo per il futuro del nostro Paese si riduce alla solita incarnazione del controllato nel corpo del controllore: una farsa.

Un’analisi approfondita richiederebbe una domanda ulteriore: che ne sarà dei docenti che si piazzano sempre agli ultimi posti, anche se questo risulta assai improbabile? Domanda inutile. I docenti non possono essere licenziati perché sono dipendenti pubblici. Questa è la “buona scuola” che immagina il governo Renzi. Viva il merito.

 

Edoardo Garibaldi

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