«No, you can’t»: il sogno obamiano al capolinea

Vincendo queste elezioni di midterm il presidente avrebbe potuto utilizzare la maggioranza al Congresso per far approvare delle vere e coraggiose riforme e realizzare così il cambiamento che aveva promesso. Non è andata così.

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Foto: nbcnews.com

Non è insolito perdere le elezioni di midterm per il presidente americano in carica. Capita quasi sempre, e si contano solo poche eccezioni nella storia, come quelle di George W. Bush e Clinton. Non è nemmeno un dramma per la tenuta politica dell’esecutivo: sappiamo che la forma di governo statunitense, di tipo presidenziale, assicura sempre il completamento del mandato ma sappiamo anche che nonostante brutte batoste ai midterms, molti presidenti sono stati rieletti alle presidenziali di due anni dopo. E questo è successo anche ad Obama. Ma questa volta il significato delle elezioni di midterm era diverso. Non ci sono più elezioni presidenziali da vincere fra due anni; ci sarebbe invece un obiettivo ben più importante per Obama da centrare al termine del suo secondo mandato: quello di lasciare il segno, la sua eredità al popolo americano. Di realizzare quel cambiamento che aveva promesso.

La crisi di popolarità che attraversa il primo presidente afro-americano nella storia degli USA aveva già anticipato questa débâcle elettorale. Ciò indica che l’America è stanca di Obama, si è risvegliata dall’ubriacatura successiva alle elezioni che lo hanno portato alla vittoria nel 2008 e sta già guardando avanti. Sta guardando in una direzione che non per forza è quella repubblicana, anzi, molto probabilmente di nuovo democratica, vista la fortissima candidatura di Hillary Clinton. Ma sicuramente una direzione post-obamiana. Eppure Obama non ha governato male, tutt’altro: finora il suo operato si può dire sia stato più che soddisfacente. L’economia segna performance positive, la disoccupazione è calata, e qualche milione di americano in più può contare su una assicurazione medica grazie all’Obamacare. Per quanto riguarda la politica estera da quando c’è Obama non ci sono più invece Osama , Gheddafi e Ahmadinejad, anche se il mondo non è molto più sicuro date le nuove minacce che incombono, vedi l’IS. Il problema è che “più che soddisfacente” per Obama non basta.

Obama ha deluso. Ha deluso forse perché erano troppo alte le aspettative nei suoi confronti. Parecchie, delle promesse che aveva fatto, non sono state mantenute. Guantanamo è ancora aperta, la rivoluzione della green economy non c’è stata, la riforma sull’immigrazione non è arrivata e le disuguaglianze in America sono ancora forti. Ed in questo modo un presidente non può lasciare il segno. Queste elezioni potevano essere cruciali per la svolta obamiana. Sgombrato il campo dalle preoccupazioni per una ri-elezione, vincendole il presidente avrebbe potuto utilizzare la maggioranza al Congresso per approvare delle vere e coraggiose riforme. Obama però è arrivato stanco e sfibrato a questo appuntamento, sotto il peso delle sue stesse promesse. Ora, con entrambi i rami del Congresso contro, sarà quasi impossibile per lui dimostrare di non essere esso stesso una grande promessa mancata, una grande illusione, una speranza spesa invano. No, Obama, you can’t. Not anymore.

Michele Carretti 

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