Isis, l’ignoranza che fa terrore: futuri possibili e soluzioni auspicabili

 

Lo Stato Islamico è ormai una seria minaccia alla sicurezza degli stati occidentali. Ma come mai è riuscito ad arrivare fino a questo punto? E come potrà evolversi ancora?

140913-isis-militants-01_36eca3bf7c518cd8481745e9fb3f66ddIl terrore causato dallo Stato islamico in Iraq e Siria, anche noto come ISIS, IS o ISIL, sta aumentando a dismisura di giorno in giorno e assumendo caratteri davvero internazionali. Nessuna nazione può davvero dirsi estranea a quella che è divenuta una delle pagine più buie della storia contemporanea.

Anche l’Europa, e l’Italia, sono esposte a rischi rilevanti a causa della pressione militare del gruppo terroristico.

Al momento la paura di cui si teme maggiormente è rappresentata dalla minaccia di una gigantesca epidemia di Ebola. Dopo le truci decapitazioni “in hd” di giornalisti inviati di guerra e i continui folli massacri di altri innocenti, tra cui centinaia di bambini, potrebbe essere questa l’ultima diabolica arma utilizzata dai terroristi per spargere il panico in Occidente.

Ma come è possibile che gli estremisti fanatici dello Stato islamico in Iraq e Siria abbiano conquistato questo potere?

Di certo il gruppo terroristico ha ricevuto ingenti finanziamenti da Stati esterni ma la sua forza sta nella capacità di autofinanziarsi: non è, infatti, alle dipendenze di aiuti stranieri poiché i suoi fondi arrivano soprattutto da una tassazione interna la cui somma viene poi ridistribuita tra i miliziani.

Altra grande fonte di entrata è costituita dalle attività illegali che “lo Stato”, come il gruppo si ritiene, sta portando avanti. Guadagna infatti, secondo fonti rese recentemente di pubblico dominio, circa tre milioni di dollari al giorno grazie al business del petrolio; ma il suo patrimonio stimato supererebbe i due miliardi di dollari.

Cifre che si che si aggiungono a 340 milioni di dollari rubati nelle banche depredate lungo il percorso di espansione, 96 ottenuti dal riciclaggio di denaro a Mosul, 36 dal business di tesori archeologici distrutti e messi in vendita a pezzi, e circa 343 da altre fonti poco chiare. Alcune ulteriori somme proverrebbero dalle élite sannite di alcuni stati del Golfo, in particolar modo Arabia e Kuwait.

Cosa dobbiamo quindi aspettarci per il periodo a venire?

Un primo scenario vede il gruppo esaurire le sue risorse economiche e con esse il suo potere, cosa che comunque non gli limiterebbe totalmente libertà di manovra, anche in virtù del fatto che l’altra sua grande forza risiede nei suoi membri: ottomila uomini più varie alleanze con tribù sunnite e gruppi baathisti dell’Iraq, pronti a tutto.

In un’ipotesi più grigia, qualora il gruppo non venisse sufficientemente contrastato, lo si vedrebbe diventare a tutti gli effetti uno “Stato terroristico”, che lentamente consolida il potere con le armi della violenza e del terrore.

L’indigenza profonda, l’ignoranza, la diseducazione religiosa e ideologizzata con la strumentalizzazione della fede islamica, la negazione dei principi universali del rispetto dei diritti umani, la profonda arretratezza culturale socio-economica sono le variabili che impongono interventi di elaborazione e costruzione di tratti di cultura civica. Solo la diffusione dei valori della democrazia con processi bottom up può, infatti, garantire il consolidamento di eventuali risultati positivi per i popoli ora in grave difficoltà. Senza queste linee d’intervento, la soluzione diplomatica e l’operazione militare si risolveranno in un altro probabile fallimento.

Cristina Alexandris e Valentina Consolazio

 

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