La nuova guerra fredda di Putin

“La Russia resti unita di fronte all’Occidente” Sovranità, unità, parità: per la nuova Guerra Fredda enunciata la Dottrina Putin

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foto: rt.com

“O rimaniamo una nazione sovrana, o scompariamo nel nulla, e perdiamo la nostra identità”. Con queste parole decise Vladimir Putin si è rivolto all’Assemblea Legislativa russa e ai cittadini nel discorso sullo stato del Paese pronunciato, come tradizione, in dicembre. Quest’anno, il Presidente ha colto l’occasione per continuare idealmente un discorso formulato in occasione delle mozioni con cui, in marzo, i Consigli della Crimea e di Sebastopoli chiedevano l’adesione della penisola alla Federazione Russa.

Nel discorso, Putin ha sviluppato ampie considerazioni di politica interna, sottolineando la necessità di rinnovare il ruolo dello Stato nell’economia, di ridurre la pressione burocratica sulle piccole-medie imprese, di riformare la tassazione, di sviluppare il potenziale scientifico e tecnologico dell’industria russa. Ha inoltre auspicato un provvedimento speciale per arginare la fuga di capitali. Tuttavia, il nucleo del discorso è emerso al momento di trattare le relazioni esterne della Russia: il Presidente ha rivolto un esplicito appello alla Nazione per tracciare un nuovo corso di politica estera, marcatamente antioccidentale.

Riferendosi al sistema internazionale, Putin ha preso le distanze dal modello Europeo di cooperazione tra Stati, riaffermando vigorosamente l’esistenza di una sovranità piena e tradizionale, prettamente Westfaliana, solida base concettuale per relazioni tra enti indipendenti e di pari dignità. “Se per alcuni Paesi europei l’orgoglio nazionale è un concetto dimenticato da tempo, e la sovranità è un lusso irraggiungibile, la vera sovranità è assolutamente necessaria alla Russia per sopravvivere”, ha puntualizzato il Presidente russo.

Più specificatamente, Putin ha menzionato le sanzioni applicate contro la Russia dall’Unione Europea  e dagli Stati Uniti (ma anche dal Giappone, dal Canada e dall’Australia). E’ da notare come, nell’opinione di Putin, questi provvedimenti siano assolutamente svincolati dalla crisi ucraina: o meglio, come l’Occidente abbia assunto  l’intervento russo in Ucraina a mero pretesto per azioni inimichevoli. Il Presidente russo ha scelto accuratamente le sue parole: “La politica del contenimento (“sderzhivaniye”) non è stata inventata ieri. E’ stata applicata contro il nostro Paese per molti anni, per decenni se non secoli, da sempre. In breve, ogniqualvolta qualcuno pensa che la Russia sia diventata troppo forte o indipendente, strumenti come questo sono rapidamente messi all’opera”. Il riferimento storico è chiaramente al “Containment” annunciato dal Presidente Truman nel 1947, rimasto valida dottrina degli Stati Uniti durante tutta la Guerra Fredda.

Putin ha spronato i suoi cittadini a non farsi intimidire da nessun “contenimento”, condannando la politica di accondiscendenza messa in atto da Gorbacev e Eltsin, protagonisti di un periodo drammatico per il Paese che tanti Russi ricordano astiosamente. “Abbiamo compreso che tanto più spazio diamo, tante più giustificazioni forniamo, tanto più impudenti diventano i nostri avversari, tanto più cinico e aggressivo il loro comportamento”, ha sottolineato il Presidente.

Vladimir Putin non ha parlato apertamente di ostilità verso l’Occidente; al contrario, ha mitigato la forza del suo discorso assicurando che il Paese “non imboccherà un percorso di isolazionismo, xenofobia, paranoia e ricerca di nemici”. Ma ha evidenziato la necessità per la Russia di diversificare i rapporti internazionali oltre l’Occidente: non a caso, al discorso ha fatto seguito immediato una visita ufficiale di Putin in India e una vigorosa ripresa dell’azione diplomatica nello spazio ex-Sovietico.

L’intero discorso è disponibile su: http://kremlin.ru/news/47173

Francesco Pesce

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