Corsa al Quirinale, la sfida di Renzi

Le dimissioni del Presidente Napolitano hanno messo fine al suo secondo, storico mandato e aprono ufficialmente il “toto-Quirinale”.

quirinaleGIovedì 29 gennaio le Camere si riuniscono in seduta comune per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Uno sguardo alle norme che regolano l’elezione del Presidente può essere d’aiuto per capire come può complicarsi la partita e quanto rischi il Governo Renzi. Il collegio dei 1009 Grandi elettori sarà formato da 630 deputati, 321 senatori (di cui 6 senatori a vita) e 58 rappresentanti dei Consigli regionali. L’articolo 83 della Costituzione prevede una maggioranza di 2/3 dell’Assemblea (672 elettori) per i primi tre scrutini e la maggioranza assoluta (505 votanti) dalla quarta votazione in poi. Tale maggioranza fu scelta dal Costituente proprio al fine di garantire l’elezione al Colle di un nome condiviso dalle parti, caratteristica necessaria per il “Garante della Costituzione”.

Veniamo ora ai numeri. La maggioranza di Governo gode di circa 600 elettori, di cui 440 del PD. Teoricamente Renzi potrebbe dormire sonni tranquilli, avendo l’unico compito di scegliere un candidato che ottenga la fiducia di Alfano e di Scelta civica. Non è così semplice. Potrebbe ripetersi, infatti, quanto accaduto a Bersani nel 2013 con i “franchi tiratori”, specialmente a seguito della spaccatura all’interno del PD sull’Italicum, nonostante sia stato lo stesso ex segretario ad aver escluso questa eventualità, ribadendo il suo rispetto della disciplina di partito. Renzi è dunque a un bivio: accontentare i dissidenti PD puntando su un nome a loro affine, rischiando però di perdere i voti dell’area di centro che sostiene il Governo (NCD e Scelta civica in primis); o accordarsi con Berlusconi, con la quasi sicurezza di perdere i circa 100 parlamentari della sinistra del PD, ma con quella di poter contare anche sui voti degli alleati di Governo. In realtà, in questo caso, sarebbe da valutare anche la consistenza numerica dei fittiani e la capacità di Berlusconi di tenere uniti i suoi. Ci sarebbe anche una terza opzione: tentare l’accordo con i grillini, anche se questa via sembra difficilmente percorribile, almeno nelle prime votazioni.

In ultimo i nomi. Se Ciampi può essere considerato l’eccezione che conferma la regola, si sa che i nomi che circolano i giorni immediatamente precedenti alle votazioni, solitamente non hanno grandi speranze di arrivare al Colle. Facciamo comunque un excursus sui principali candidati.

Amato. Il giudice costituzionale è il nome che più ricorre nei media, ma Renzi e Berlusconi sembrerebbero restii ad eleggere un personaggio così inviso all’opinione pubblica, temendo ripercussioni sulla loro popolarità, anche se non tutti sono di questa idea.

Mattarella. L’autore della prima legge elettorale maggioritaria sembrerebbe in linea con le scelte di NCD e Scelta civica, resta da vedere PD e Forza Italia cosa ne pensino.

Prodi. Il Professore, si sa, è il candidato di punta di Bersani e proprio per questo dovrebbe essere fuori dai giochi, anche perché lui stesso si è tirato indietro sin da subito.

Casini. L’ex Presidente della Camera è un nome che circola insistentemente in questi giorni e che raccoglie le simpatie dell’area di Governo e di Berlusconi, ma non quelle della dissidenza PD. Le sue quotazioni sembrerebbero in rialzo.

Pietro Grasso. Il Presidente del Senato potrebbe, con l’avanzare delle votazioni, acquisire consensi e porsi come valido candidato di tutte le parti politiche.

Altri nomi venuti fuori in questi giorni, ma che per motivazioni diverse non sembrano in grado di poter vincere la corsa al Quirinale sono Anna Finocchiaro, Walter Veltroni, sul quale può pesare la vicenda di “Mafia Capitale”, e altri provenienti dalle fila del PD.

Infine, colui che con meno probabilità riuscirà a diventare Presidente della Repubblica è Antonio Martino, candidato di bandiera di Forza Italia e, proprio per questo, già fuori dai giochi.

Di sicuro vi è solo che in questa elezione Renzi si gioca molto, se non tutto: se riuscirà a imporre un suo candidato senza dividere ulteriormente il PD, si assicurerà la fine della Legislatura e si riprenderà un partito dove, al momento, sono “tutti contro tutti”. Mentre per Berlusconi rappresenta l’opportunità di ritornare al centro della politica italiana, specialmente dopo essere venuto in soccorso di Renzi sull’Italicum al Senato.

 

Valerio Coltorti

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