2015: mille giri di danza per l’Europa

Dopo le ultime elezioni europee sono emersi nuovi attori pronti a giocare tutte le carte a loro disposizione: la nuova Europa uscirà da un’urna elettorale?  

votantionioDall’inizio della crisi non c’è stato un anno in cui i catastrofisti di tutti i partiti non abbiano previsto nell’ordine: la fine dell’Unione Europea, il disfacimento della moneta unica, la crisi del capitalismo e così via. Spesso e volentieri questi profeti del nostro tempo hanno grossolanamente fallito nelle loro apocalittiche previsioni, ma ciò non toglie che le elezioni in programma nel 2015 possano riservare delle sorprese per i cittadini Europei.

Dopo la tornata elettorale in Croazia, vinta dalla conservative Kitarovic, il primo appuntamento ad alta tensione è stato quello del 25 gennaio in Grecia: dopo aver fallito nell’elezione del presidente della Repubblica, il presidente Samaras, esecutore dei “compiti a casa” di Bruxelles, ha ceduto il passo al crescente consenso di Syriza. Nonostante il leader Tsipras sia passato da una retorica fortemente aggressiva a toni concilianti specie con i “falchi” della Ue, le borse hanno reagito in maniera non entusiastica al suo trionfo, a testimoniare le perplessità soprattutto degli addetti ai lavori.

Se la piccola Estonia è stabile (andrà alle urne il primo marzo con il partito riformista in vantaggio), nella Finlandia del commissario Europeo Katainen la spinta nazionalistica sembra in forte calo (elezioni in programma il 19 aprile), e dunque il successivo appuntamento di rilievo è quello della Gran Bretagna. Dopo aver superato lo scoglio del referendum Scozzese, il governo Cameron, nonostante i buoni risultati del ministro Osborne, è insidiato sia da sinistra dai Labour di Milliband, sia da destra dal baluardo dell’euroscetticismo UKIP di Nigel Farage; tuttavia gli stessi Labour potrebbero pagare, oltre a divisioni interne, la crescita dello SNP (Scottish National Party). Il 7 maggio dunque potrebbe essere una data decisiva per la Gran Bretagna e la stessa Unione, in vista anche del referendum del 2016.

A Giugno è la volta della Turchia, osservato speciale dell’Europa e nervo sensibile sull’asse medio-orientale. La nazione anatolica è oramai da anni sulla lista degli aspiranti europei; tuttavia, un potere presidenziale forte unito a alcune tensioni islamiste e ad atteggiamenti ambigui nella guerra all’Isis potrebbero comprometterne l’ingresso, ma Erdogan, sicuro di un grande consenso non sembra essere  particolarmente preoccupato. L’obiettivo dell’AKP è comunque quello di raggiungere i due terzi dei seggi necessari per attuare la riforma costituzionale desiderata.

L’ultimo giro di danza è rappresentato dalla penisola Iberica: sia Spagna che Portogallo affrontano una nuova tornata presidenziale. In entrambi i casi i sondaggi danno favorita la sinistra; se in Portogallo è il socialista Costa in vantaggio, la Spagna presenta un attore tutto nuovo sulla scena. Nonostante il successo delle misure di austerity applicate dal conservatore Rajoy , che hanno di fatto condotto la Spagna fuori dalla recessione, il giovane ed intraprendente professore universitario Pablo Iglesias, leader di Podemos, è riuscito a cavalcare il dissenso degli “indignados” portandosi in testa nei sondaggi  con un programma di sinistra radicale molto affine a Tsipras.

Rino Festi
Filippo Simonelli

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