Charlie Hebdo: l’Islam in Francia tra laicismo e comunitarismo

All’indomani dell’attentato a “Charlie Hebdo” in Francia emerge con chiarezza la questione della compatibilità tra Islam e laicismo

Qui la prima parte dell’analisi: “Charlie Hebdo: l’Islam in Francia tra laicismo e politicamente corretto” 

laicismo in franciaSu Marianne sono state riportate non poche testimonianze di intellettuali di origine musulmana, come il filosofo Abdennour Bidar, l’ex presidente di S.O.S Racisme Malek Boutih e lo scrittore algerino Boualem Sansal (quest’ultimo trattato come opinion leader anche dalla rivista ultraconservatrice Valeurs Actuelles), i quali hanno invocato una cesura netta nel mondo musulmano che permetta di isolare i focolai estremisti. Tra le altre cose, si auspica una lettura critica del Corano e della Sunna, la raccolta dei detti del profeta Maometto (hadits). L’interpretazione rigorista dei testi sacri rappresenta infatti una caratteristica fondamentale della minoranza salafita, la cui presenza nei quartieri delle banlieues parigine viene spesso posta all’origine dello sviluppo del comunitarismo arabo-musulmano e della difficoltà di penetrazione dei valori repubblicani, come rilevato anche dallo specialista del mondo arabo Gilles Kepel. La presa di distanza dalla libertà di satira incarnata da Charlie Hebdo da parte di molti giovani delle periferie (sintetizzata dall’hashtag #JeSuisKouachi) è un sintomo evidente di questo fenomeno.

L’invito a rifiutare ogni tipo di assimilazione tra radicalismo islamico e culto musulmano viene dunque accompagnato dalla vague favorevole ad una riforma dottrinaria dell’Islam, al fine di rendere compatibili osservanza religiosa e modernità secolarizzata. Come rileva l’antropologo Malek Chebel, “Il vero problema dell’Islam di Francia è la disorganizzazione e la sua dipendenza dagli orientamenti ideologici dei gruppi esterni [come nel caso del wahabismo saudita con gli integralisti]. Quello di cui si avrebbe bisogno è un unico Imam, in grado di adattare la religione al suo contesto”. La stessa conclusione a cui giunse, in un’intervista al Corriere della Sera, persino lo scrittore Michel Houellebecq, autore del controverso (nonché profetico secondo l’estrema destra) “Soumission”. Il romanzo, tacciato di “Islamofobia” da più parti – apparso nelle librerie il giorno stesso della tragedia di Charlie Hebdo – disegna una Francia del 2022 governata dai Fratelli Musulmani, nella quale i costumi e l’educazione nazionale sono sottoposta ai dettami della Charia.

Proprio la scuola, nell’ambito del programma “Gioventù, Cittadinanza, Laicità” presentato dal ministro dell’Istruzione Najat Vallaud-Belkacem, sarà il banco di prova su cui lo Stato dovrà misurare la propria capacità di sradicamento dell’integralismo. Il piano consta sia di provvedimenti simbolici, come l’istituzione di una “Giornata per la Laicità” (prevista per il 9 dicembre, giorno dell’entrata in vigore della legge sulla separazione tra Stato e confessioni religiose nel 1905), che di misure con maggiori ricadute sulla didattica, come le 300 ore di “Insegnamento morale e civile” o l’“Insegnamento laico dei fatti religiosi” esteso alle elementari. Quest’ultimo, in particolare, è stato un punto fortemente caldeggiato dall’Osservatorio Nazionale per la Laicità, che a seguito degli attentati aveva invocato “La formazione di insegnanti che introducano una distanza critica nella riflessione personale dell’allievo” nonché la “creazione di istituti di teologia musulmana e islamologia per assicurare la formazione degli Imam”*. L’adesione ai valori repubblicani da parte delle nuove generazioni è la sfida capitale in una Francia dalle molteplici fratture sociali, per le quali il Primo Ministro non esita ad impiegare il termine “Apartheid”.

Niccolò Inches (Twitter: @niccolink)

 

*http://blogs.mediapart.fr/edition/laicite/article/160115/avis-de-l-observatoire-de-la-laicite-sur-la-promotion-de-la-laicite-et-du-vivre-ensemble

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