“Il diritto di migrare, diritto del XXI secolo”

diritto migrare

Già trattato dal filosofo Kant nel XVIII secolo e riconosciuto a livello internazionale da numerose convenzioni, migrare è un diritto “impossibile da negare”.
Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Catherine Withol de Wenden di Science Po.

L’anno 2014 ha visto il record di morti nel Mediterraneo, oltre 3.400, e la sostituzione dell’italiana Operazione Mare Nostrum con l’europea Operazione Triton (attivata sotto l’egida dell’agenzia europea di controllo delle frontiere, Frontex) nel presidio della frontiera mediterranea europea.

Triton è stata recentemente giudicata dall’ONU insufficiente a fronteggiare i flussi migratori internazionali nel Mediterraneo, ed è stata definita una “spending review dei Diritti Umani” da Amnesty International.

Ho intervistato in merito, a dicembre, la Prof.ssa Catherine Withol de Wenden di Sciences Po Parigi, visiting professor alla Sapienza esperta di flussi migratori internazionali

Come già detto a Palazzo Farnese Durante la tavola rotonda “Quelle politique migratoire pour l’Union Européenne en Méditerranée?”, De Wenden è convinta che l’Operazione Triton sia una semplice emanazione di Frontex, un operazione di controllo delle frontiere, la cui dimensione poliziesca sarà prioritaria su quella di umanitaria.

Non so per quanto tempo l’Europa tollererà di avere migliaia di morti alle sue porte, nel Mediterraneo; ho poche speranze sulla capacità di soccorso dei migranti di Triton

La sociologa, esperta in analisi dei Flussi migratori Internazionali, ha continuato elencando le cause dell’ecatombe del 2014, causata non da Mare Nostrum (“che anzi ha salvato tante vite”), ma dalle crisi politiche alle porte del Mediterraneo:

La crisi siriana, che ha visto l’esodo di milioni di profughi, la crisi iraqena, con situazioni drammatiche che minacciano intere popolazioni dell’area, le crisi del Corno d’Africa: oggi la maggior parte dei profughi in arrivo in Francia proviene dalla Somalia e dall’Eritrea (nonchè dalla Siria). Tutte queste crisi politiche sviluppatesi alle porte del Mediterraneo hanno poco o nulla a che fare con i traffici migratori gestiti dai passeurs.

Secondo elemento fondamentale, è la crisi libica:

La Libia era un filtro molto importante per le migrazioni nel Mediterraneo, ma non adempie più a questa funzione, essendo caduta in una crisi politica talmente grave da impedire il rispetto dei tanti accordi bilaterali di controllo delle frontiere, che non sono più adeguatamente presidiate dalla polizia locale. Ciò rende l’attraversamento del Meditteraneo più facile, ma nel contempo più rischioso.

Terzo elemento, fondamentale in quanto strutturale, è la disperazione del Sud del Mondo:

Ad esempio, la recente rielezione in Algeria del presidente Bouteflika (al quarto mandato,10967037_10205788069170726_1765374072_n ndr) lascia poche speranze di cambiamento per i giovani, che pensano:“Sono giovane, ho studiato, non ho lavoro, il regime è oscurantista, e senza molte speranza di cambiamento…cosa posso fare?”

Tale disperazione è ancora più percepita dagli africani subsahariani:

Il sentimento di immobilismo dei regimi politici in carica, l’incidenza della popolazione giovane e scolarizzata, il fatto che i giovani vogliano realizzare il loro progetto di vita, diventando indipendenti dalla famiglia, sposandosi, facendo figli, ottenendo una casa, valorizzato anche dal cambiamento di mentalità di chi ha già viaggiato verso altre culture, non vede altre alternativa alla disperazione della terra natia che l‘emigrazione. I giovani (metà della popolazione nel Maghreb, oltre la metà nell’Africa Subsahariana), sempre più urbanizzati, sempre più scolarizzati e consapevoli del fatto che non vale la pena di attendere un futuro incerto ma che è meglio partire subito, vedono nella fuga da regimi politici con persone al potere da quarant’anni l’unica soluzione, rendendo fortissimo l’interesse nell’opzione migratoria.

Secondo la Prof.ssa De Wenden, infatti, e’ impossibile negare il diritto di emigrare, cui ha dedicato un saggio, “Le droit de migrer” enunciando i vari testi internazionali, come la Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite del 1948, che affermano che ogni uomo o donna ha il diritto di lasciare il proprio Paese come diritto universale, il diritto di uscita.

Ricorda inoltre altri trattati come la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, tutta la giurisprudenza del Diritto d’Asilo, della Tutela Internazionale dei Diritti Umani, le due Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro: tutti accordi e disposizioni internazionali che garantiscono il diritto alla mobilità.

Esiste una filosofia, che avalla il diritto di migrare. Da Kant, ed il suo diritto universale di uscire dal proprio Paese e diventare cittadino di un altro, sino a Bauman, che sostiene che dobbiamo vivere “in liquidità” in un mondo sempre più liquido, o Etienne Balibar, ed il suo concetto di “co-cittadinanza”, propria di chi è cittadino sia del proprio Paese sia del Mondo, e in quanto tale deve avere ovunque diritti e doveri.

Secondo la De Wenden,

tutto ciò va nel senso di un più grande riconoscimento del Diritto di emigrare, poiché tutti i lavori degli esperti internazionali dicono che la mobilità è una fattore essenziale dello sviluppo umano, come ad esempio il rapporto 2009 dello United Nations Development Programme. Attualmente oltre due terzi della popolazione mondiale non può circolare liberamente, e questa è una vera contraddizione. La più grande ineguaglianza al mondo oggi può essere rappresentata dal Paese di nascita: se si proviene da un Paese ricco, come la Danimarca, si possono visitare senza problemi di visto 169 Paesi, a differenza di un cittadino africano che senza visto avrebbe difficoltà ad uscire dal proprio Paese. Un ineguaglianza giuridica incommensurabile.

Oggi assistiamo all’emergere di tale rivendicazione su scala mondiale, in particolare da parte dei Forum di Migrazione e Sviluppo, della governance internazionale dei migrazioni che è stata proposta da Kofi Annan, per tentare di riflettere sul diritto di migrare come diritto umano del Ventunesimo secolo, e accompagnare queste migrazioni, invece che reprimerle, criminalizzarle, dissuaderle, essendo queste un fondamentale fattore di sviluppo umano.

Un migrante internazionale produce tre volte di più rispetto a quanto avrebbe potuto produrre restando a casa sua; siamo molto più produttivi economicamente (e non solo) se ci spostiamo, in assenza di opportunità a casa nostra. Bisogna accompagnare questa mobilità: Costringere i giovani a restare a casa, loro malgrado, sarebbe un errore economico colossale, e una violazione dei Diritti Umani: perchè permettere la partenza ad alcuni, vietandola ad altri? Un ricco può trasferirsi ovunque nel mondo, installando il proprio capitale, comprando una casa o impiantando un’industria, perchè ad un povero può essere vietato anche solo di uscire dal proprio Paese? Questo è un problema etico fondamentale, a livello globale.”

Massimiliano De Giorgi

> Leggi l’altra parte dell’intervista alla prof.ssa Catherine Withol de Wenden “La haine – L’odio francese dalla banlieue al Front National

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