La (Dis)Unione Europea davanti alle nuove minacce internazionali – parte 2

L’avanzata dell’IS in Libia e il conflitto ucraino ripropongono la questione dell’implementazione della Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’UE. A quando una reale strategia condivisa per affrontare le nuove sfide della politica internazionale?

Leggi la prima parte qui

pesc-mogheriniL’Europa si trova a dover fare i conti con due aree particolarmente a rischio come l’Est del Continente e la regione del MENA (Middle East and North Africa). E’ proprio per interpretare al meglio il nuovo ordine internazionale in divenire che le istituzioni europee hanno promosso la Politica Estera e di Sicurezza Comune come priorità del processo di integrazione politica.

Le sfide di oggi però rivelano quanto questi sforzi siano stati insufficienti e quanta strada ci sia ancora da fare prima di raggiungere quell’unità che renderebbe l’Unione Europea un interlocutore credibile nella comunità internazionale. L’istituto dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune più che organo propositivo e trascinante ad oggi sembra limitarsi ad un ruolo di portavoce di istanze vaghe e più o meno condivise. Sono ancora gli Stati Membri, alcuni di loro, ad avere il ruolo principale nelle questioni più urgenti e nei momenti più cruciali, agendo spesso a titolo dell’Unione intera senza che tale mandato abbia un reale fondamento giuridico o istituzionale.

Le trattative di Minsk per la tregua tra Russia e Ucraina sono emblematiche di questo comportamento. I leader di Germania e Francia siedono al tavolo insieme a Putin e Poroshenko a rappresentare le preoccupazioni e gli sforzi conciliativi dell’Europa. L’assenza di una poltrona riservata all’Alto Rappresentante non solo sottolinea la lontananza dagli obiettivi di Maastricht, ma segnala la mancanza di una politica estera realmente condivisa dagli Stati Membri proprio in un momento storico che la richiederebbe come condizione necessaria per superare sfide inedite e preoccupanti. Tutti sono consapevoli di non poter affrontare da soli una guerra che condannerebbe ogni Stato all’accerchiamento da parte del nemico. Eppure si guarda ancora ai meccanismi della PESC con sospetto e sfiducia, aggrappandosi ad un’idea di sovranità nazionale ormai desueta e depotenziata rispetto al passato.

Le vicende degli ultimi giorni che vedono l’Italia impegnata a richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla Libia segnalano proprio l’inefficienza dei meccanismi di azione comune dell’UE in politica estera. Aver ‘dimenticato’ la Libia nel dopo-Gheddafi, condannandola a anni di lotte intestine e instabilità potrebbe infatti rivelare le sue tragiche conseguenze proprio oggi al cospetto di una serie di formazioni difficili da affrontare, un iceberg di cui l’IS rappresenta soltanto la punta.

Laura De Marchi

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