All you need is… Revolución Ciudadana

President Rafael CorreaIl 15 gennaio di quest’anno si è festeggiato in Ecuador l’anniversario della “revolucion ciudadana”, il giorno in cui Rafel Correa ha assunto la carica di Presidente e ha dato una svolta alla politica del Paese sudamericano.

Prima della presidenza Correa, l’Ecuador viveva un periodo caratterizzato da una forte instabilità politica, dovuta al collasso economico della crisi bancaria del 1999, con la conseguente adozione del dollaro come moneta nazionale. La disoccupazione aveva raggiunto livelli altissimi e un cittadino su dieci migrò per sfuggire alla crisi.

Rafael Correa vince le elezioni presidenziali nel dicembre 2006 e il suo governo nel giro di cinque anni ha riformato il sistema economico portando il Paese a divenire un leader nella regione e diminuendo notevolmente la povertà, riducendola quasi di un terzo. Questo è stato possibile con l’introduzione di politiche volte ad assicurare una maggiore giustizia sociale e introducendo anche un salario minimo di 345 dollari, uno dei più alti nella regione.

Il leader ecuadoriano è stato non solo un politico carismatico per il proprio paese, anche a livello internazionale ha fatto sentire la propria voce. Tutti ricordiamo il caso Assange, che ha ancora lo status di rifugiato politico per lo stato ecuadoriano, portando Correa ad ergersi paladino nella difesa della libertà d’espressione, ma questo diritto quanto è garantito all’interno del suo paese?

Il 25 giugno 2013 è stata approvato dal Parlamento ecuadoriano la “Ley de Comunicaciones de Ecuador” creando anche un organo con il compito di vigilare sulle informazioni distribuite nel paese, che ha portato ad istituire diversi processi come quello al vignettista Xavier Bonilla e altri centinaia contro i mezzi di comunicazione, che includono anche sanzioni economiche che sembrerebbero avere l’obiettivo di minare la stabilità finanziaria dei mezzi di comunicazione indipendenti. Infatti per l’organizzazione non governativa Freedom House, che ha come obiettivo di misurare la qualità del regime democratico e i diritti connessi ad essa, ha abbassato il suo voto per il Paese in questione da “parzialmente libero” a “non libero”, proprio a seguito dell’approvazione e dell’applicazione della legge sui mezzi di comunicazione ecuadoriani.

Queste violazioni palesi di libertà fondamentali sono nascoste dalla propaganda del Governo che punta tutto sulla cosiddetta rivoluzione cittadina, riuscendo a nascondere i tipici caratteri autoritari dei leader bolivariani. Correa, così come Morales, hanno dimostrato, però, di riuscire a mantenere alti i propri indici di popolarità, anche quando i loro atti restrittivi vengono denunciati delle maggiori organizzazioni non governative e trovano risonanza anche sul web. Questo perché entrambi i leader sono riusciti a puntare l’attenzione sul “grande diavolo”, gli Stati Uniti e la loro economia capitalista, utilizzandoli come catalizzatori dell’attenzione pubblica. D’altra parte gli USA sono per questi paesi anche una fonte economica, non solo di finanziamenti, ma anche di turisti. Non a caso durante il Superbowl di quest’anno viene fatto passare uno spot che pubblicizza le bellezze naturalistiche del paese ecuadoriano, dove il governo ha speso ben 3,8 milioni di dollari, con lo slogan “All you need is Ecuador”.

Vittoria Canessa 

 

 

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