Buona Scuola e cattive abitudini

La riforma della scuola annunciata a settembre da Renzi inizia il suo cammino parlamentare. Quanto c’è di veramente rivoluzionario nelle linee guida della proposta del Governo?

renzi-giannini-640Nell’era dei social network una promessa rimane in circolo per molto tempo, sopisce silenziosa in quel mondo virtuale, pronta ad essere esibita come prova del suo mancato mantenimento. Per questo motivo oggi un politico deve essere ancora più attento nei suoi discorsi sulle meravigliose rivoluzioni che riuscirà a mettere in moto in futuro. Fortunatamente, oggi dichiarazioni e promesse dei politici possono essere verificate in modo puntuale e da quando il governo Renzi è in carica, si ricorre spesso a tale verifica per apprezzare la distanza tra la politica annunciata dal governo e quella effettivamente attuata.

L’atteggiamento del governo nei confronti delle politiche sulla scuola sembra essere particolarmente esplicativo della sua ormai nota tendenza a celare dietro una comunicazione curata nei minimi dettagli un cambiamento che rimane teorico e che non si traduce poi nella realtà dei fatti. Il viaggio della ‘Buona Scuola’, quella che dovrebbe essere la riforma più importante del governo Renzi, cominciava lo scorso settembre con un videomessaggio in cui il premier apriva due mesi di consultazioni pubbliche affinché tutti gli interessati potessero esprimersi sulla scuola che vorrebbero. Una campagna da ‘Mulino Bianco’ insomma, in realtà scudo dietro il quale si nascondeva un governo incapace (o indisponibile) nel dare una svolta decisiva alla realizzazione di quella scuola unica vera ‘garanzia di crescita’ per il Paese.

La prova dell’insufficiente contributo del governo è arrivata qualche giorno fa, il 12 marzo, alla fine di un Consiglio dei Ministri il cui scopo era stato quello di esprimere la delibera sul disegno di legge Giannini. Già il fatto che la Buona Scuola prendesse forma in un disegno di legge piuttosto che in un decreto-legge, ha fatto storcere il naso a tanti, primo fra tutti proprio al Ministro dell’Istruzione, che sperava in una veloce attuazione delle norme faticosamente redatte. Il dietrofront del governo ha preoccupato molti, in quanto l’iter parlamentare potrebbe rivelarsi lungo e quindi rimandare ulteriormente l’assunzione dei centomila precari previsti dalla ‘riforma-non riforma’.

Mettendo da parte la spinosa questione dei precari (che volendo, avrebbe potuto essere oggetto di un decreto apposito), si spera che l’affidamento alle Camere della Buona Scuola riesca a chiarire e approfondire opportunamente i punti annunciati da Renzi nella conferenza stampa a chiusura del Consiglio dei Ministri. Una conferenza stampa durata circa un’ora, in cui il Premier ha declamato con l’aiuto di slides, battute e metafore, le linee guida del ‘rivoluzionario cambiamento’ che le Camere sono chiamate a rendere effettivo al più presto. Quella annunciata da Renzi però non sembra la rivoluzione di cui la scuola avrebbe veramente bisogno.

L’attenzione allo studente-cittadino, per esempio, rimane nelle premesse, senza trovare riscontro in nessuno dei punti orgogliosamente sciorinati. Il vero centro della riforma sembra essere – perdonate il gioco di parole – il decentramento, l’autonomia. Tuttavia, l’aumento di responsabilità in capo ai presidi più che dare nuova linfa alle istituzioni scolastiche rischia di condannarle ad un isolamento cronico, moltiplicando diseguaglianze tra gli istituti, quindi tra gli studenti. Ogni preside avrà infatti più libertà nel determinare il fabbisogno del proprio istituto e allo stesso tempo potrà premiare i docenti più meritevoli secondo criteri volutamente vaghi, con conseguenze potenzialmente disastrose nel caso di dirigenti ‘poco responsabili’.

Anche gli aggiustamenti in termini di organico (tra i quali spunta una strana ‘paghetta’ per i prof) sembrano in realtà fare ben poco per riabilitare la figura del docente. Nessun cenno poi a quelle innovazioni che permetterebbero agli studenti di vivere una scuola davvero al passo coi tempi (in primis la digitalizzazione), mentre il discorso sull’edilizia scolastica viene rimandato ad ‘un altro momento’. Cosa rimane quindi delle promesse di rivoluzione dello scorso settembre? Purtroppo anche la Buona Scuola sembra aggiungersi a quella sequenza di promesse in attesa di essere mantenute, in un futuro ancora una volta rinviato a data da destinarsi.

Laura De Marchi

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