Giovani e lavoro: imprenditorialità e gestione collettiva come cura per la disoccupazione

Il Luiss-Laps in collaborazione con CFI ha indagato i motivi che ostacolano l’avvio di una attività imprenditoriale da parte dei giovani disoccupati. Ecco i principali risultati.

lean-startup-imageLa variabile culturale e la difficoltà di accesso al credito sono tra le principali aree problematiche secondo quanto emerge dall’ultima ricerca LAPS, svolta con un sondaggio su 750 disoccupati. Contrastare il problema della disoccupazione, favorendo la nascita di nuove imprese, appare una strategia stimolante, seppur controversa. Perché, allora, il disoccupato non decide di avviare un’attività autonomamente?

A questa domanda il centro di ricerca LUISS – Laps, Laboratorio di Analisi Politica della LUISS Guido Carli, diretto dal professor De Mucci, ha cercato di rispondere, ponendo il fuoco dell’indagine sull’imprenditorialità giovanile come soluzione per la disoccupazione.

In collaborazione con il CFI (Cooperazione Finanza Impresa) è stato somministrato un questionario sulle cause che ostacolano l’avvio di un’attività imprenditoriale ai disoccupati. Il campione considerato è stato di 750 disoccupati, stratificati per età, posizione geografica, livello di istruzione, durata e tipologia di disoccupazione.

Da quanto è emerso dallo studio, infatti, la variabile culturale e delle preferenze personali sembrerebbero le principali cause ostative all’avvio di un’attività imprenditoriale (per il 31% delle preferenze). Questa risposta è seguita, come ordine di preferenze, dalle difficoltà di accesso al credito (per il 23% degli intervistati), e dalla situazione congiunturale (che non supera il 19%). La corruzione, mafia e l’assenza di competenze economico-manageriali (8%), insieme ai costi regolatori (7%) e all’impossibilità di avvalersi di competenze (4%) competano le motivazioni individuate come ostative all’imprenditorialità.

Un’ipotesi interpretativa avanzata, in coerenza con i dati del sondaggio, è che le politiche a sostegno dell’imprenditorialità devono essere pensate in funzione di formule di gestione collettiva del rischio e dell’impegno. In altre parole, se si vuole pensare all’imprenditorialità come cura per la disoccupazione, bisogna pensarla in chiave di impresa: a tal proposito, l’attività di CFI può considerarsi un utile strumento per permettere, attraverso la gestione collettiva, una risposta migliore alle preferenze e alle attitudini dei disoccupati rispetto al rischio.

Lo studio e i risultati prodotti verranno presentati in occasione di un convegno che sarà organizzato prossimamente dal CFI insieme al LUISS – Laps.

Redazione.
Dati: Chiara Cerini

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