Diritto all’aborto: la prospettiva italiana si rifarà all’Europa?

Si riapre in Italia il dibattito sull’aborto dopo la risoluzione Tarabella approvata il 10 Marzo a Strasburgo

legge-194Già nel 2013 la risoluzione Estrella sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi aveva aperto un vivo dibattito, insolitamente acceso per una mozione non vincolante. Le critiche più aspre erano giunte dai conservatori di destra e dal PPE sulla definizione di aborto come diritto da tutelare con tutte le misure necessarie, dalla contraccezione ad un’appropriata educazione sessuale. Dopo mesi di agguerrita campagna dei movimenti pro-life, a determinare la bocciatura del progetto era stata anche l’astensione di sette eurodeputati del PD.

Ad un anno di distanza, la questione aborto divide ancora gli schieramenti. Nonostante l’ampia maggioranza con cui è stata approvata (441 sì, 205 no e 52 astenuti), la risoluzione non legislativa di Marc Tarabella sulla parità di genere ha richiesto l’introduzione di un emendamento proposto dal PPE, che ribadisce come la legislazione in materia di riproduzione rimanga di competenza nazionale.
Questa precisazione è stata necessaria per conquistare il voto favorevole di alcuni europarlamentari astenuti del 2013.

La risoluzione, già di per sé non vincolante, sembra destinata a cadere nel vuoto, soprattutto in un paese come il nostro con una diffusa e convinta cultura di obiettori di coscienza, che superano il 90% in alcune regioni (secondo la Laiga, la Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’Applicazione della legge 194).
A sottolineare la gravità della situazione è stata anche la condanna del Consiglio d’Europa dell’8 marzo 2014 ai danni dell’Italia, per la violazione dei “diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza”.

Un ulteriore colpo è stato poi inferto ai diritti sessuali delle donne dal Consiglio Superiore di Sanità, che il 6 marzo scorso ha stabilito che la “pillola dei cinque giorni dopo” possa essere venduta nel nostro paese solo sotto prescrizione, a prescindere dall’età della richiedente. Questo per altro in contrasto con il via libera dell’UE e della Commissione per i Prodotti Medicinali Umani (CHMP), secondo la quale il farmaco “funziona meglio nelle prime 24 ore e può essere utilizzato in sicurezza senza prescrizione medica”.

Nonostante sacche di conservatorismo ancora radicate in Italia, deve essere garantita l’effettiva tutela del principio di autodeterminazione delle donne, definito dalla sociologa Jacqueline Heinen come ildiritto delle donne a decidere dei loro corpi e delle loro vite, in rispetto dei principi di eguaglianza tra donne e uomini, in altre parole, il diritto delle donne ad una piena cittadinanza”. La legge 194, provvedendo a rimuovere gli ostacoli materiali ed ideologici che impediscono alle donne di disporre liberamente del proprio corpo e di interrompere eventualmente gravidanze indesiderate risponde proprio a questa esigenza.

Margherita Logrillo

Pubblicato il 30 Marzo 2015

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