Venezuela in bilico tra crisi sociale e minacce esterne

L’inasprimento delle proteste contro il Governo vede la discesa in campo del gigante statunitense, ma Maduro assume poteri speciali e rivendica l’autodeterminazione

presidente_maduro_ley habilitanteA poco più di due anni dalla morte del presidente Hugo Chavez, il Venezuela sta affrontando una crisi economica e sociale interna assai grave, che può compromettere, di ora in ora, i suoi rapporti internazionali, in particolare con il gigante statunitense. L’attuale presidente in carica, Nicolas Maduro, a differenza del precedente non gode di largo consenso tra la popolazione. Forzose riforme economiche volte al controllo del debito pubblico, nel giro di due anni non solo non hanno sortito l’effetto sperato, ma hanno anche ridotto fortemente le importazioni dei generi alimentari di base, riducendo, a loro volta, i venezuali in estrema povertà. Al problema degli scaffali vuoti dei supermercati si aggiunge il drammatico calo del prezzo del petrolio, settore da cui dipende in larga parte il bilancio pubblico.

La mobilitazione degli oppositori al Governo negli ultimi mesi ha esacerbato le proteste, tanto da ricevere, da parte del Governo, una dura repressione. E’ cresciuto il numero di episodi di reclusione senza processo di personalità di spicco del fronte anti-madurista e di vittime, anche giovanissime, dell’esercito dello Stato. L’impasse politico interno, dunque, sembra cristallizzarsi nella forma dell’autoritarismo e i possibili scenari futuri, pertanto, non presagiscono nulla di buono. Il mantenimento dello status quo da parte del Presidente potrebbe rincarare lo stallo economico da un lato e, dall’altro, rincrudire l’opposizione al Governo. Il collasso del sistema, allora, sarebbe l’epilogo più naturale. Meno improbabile, invece, ma più efficace, sarebbe normalizzare la situazione interna con libere e regolari elezioni a cui possano partecipare anche le opposizioni così da scongiurare nel 2016 l’inasprimento dello scontro politico.

Ciò che desta notevoli preoccupazioni è una possibile rottura dei rapporti tra il Venezuela e gli Stati Uniti. La Casa Bianca, infatti, ha imposto sanzioni amministrative e finanziarie verso sette funzionari dell’esecutivo madurista, dichiarando il Paese come una minaccia alla sicurezza nazionale. Di risposta, Maduro ha assunto poteri straordinari attraverso la “ley habilitante anti-imperialista”. Interessi economici sulla macro-regione latinoamericana da un lato, e rivendicazioni anti-imperialiste di non erosione della domesticjurisdiction dall’altro, segnano l’innalzamento della “cortina di ferro” tra i due attori in campo.
Un possibile intervento militare USA in Venezuela giustificato come intervento umanitario a favore dei diritti umani del popolo venezuelano sarebbe, tuttavia, lontano da potersi realizzare. Obama, infatti, non gode del supporto dell’Unione Europea, la quale non ha adottato le sanzioni statunitensi.

Dal canto suo Maduro ha ricevuto il sostegno incondizionato della maggior parte dei Paesi latinoamericani nonché da Putin in risposta alla minaccia paventata da Obama. Quest’ultimo si guarderà bene dallo sferrare un attacco unilaterale verso il Venezuela, ma allo stesso tempo non potrà rimanere in silenzio di fronte all’eventuale rafforzamento della sua alleanza col tradizionale nemico americano.
Le sorti delle relazioni Obama-Maduro, dunque, dipendono in larga parte dalla politica interna del Venezuela, ma il presidente sudamericano dovrà recuperare il consenso incondizionato dell’opinione pubblica di cui godeva Hugo Chavez. Anche nei regimi non democratici, infatti, i consensi della popolazione sono una componente fondamentale per la stabilità politica.

Emilia Sgariglia

Pubblicato il 30 Marzo 2015

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