La banca di Pechino sbaraglia gli Stati Uniti

L’ascesa vorticosa dell’Asian Investiment Infrastructure Bank, promossa dal presidente cinese Xi Jinping, rappresenta una grave sconfitta per gli USA

china_usaNata con un progetto del 2013, la Asian Investiment Infrastructure Bank (AIIB) è stata fondata ufficialmente il 24 ottobre scorso a Pechino, ed ha già attratto importanti sostenitori. Pare infatti che la Cina abbia vinto questo round, ottenendo l’appoggio di alleati americani non solo in Asia ma anche in Europa. Nelle ultime settimane, prima Gran Bretagna e poi Francia, Germania, Italia e Svizzera hanno scelto di sostenere la banca sperando di entrarvi come soci fondatori. I privilegi che tale status potrebbe conferire è il valore aggiunto della membership nelle valutazioni di molti governi. Questi credono nell’AIIB e nel suo sviluppo, sostenendo che sia meglio avere un influenza dall’interno piuttosto che rimanerne esclusi. Anche Qatar e Oman hanno accettato di aderire al progetto e si teme che altri stati del medio oriente con grandi risorse finanziarie (come l’Arabia Saudita) possano seguire il loro esempio, mutando ancora gli scenari mondiali.

La nuova istituzione bancaria sembra infatti capace di garantire un nuovo mercato per l’investimento in settori come quello della tecnologia, dell’energia e delle infrastrutture e disporrà di un capitale nominale di 100 miliardi di dollari (a cui la Cina ha contribuito per metà della cifra), contro i 350 miliardi della World Bank Un investimento notevole che risponde alle esigenze di Pechino di rivendicare maggiore spazio come potenza mondiale. Secondo He Fan, assitant director dell’ Institute of World Economics and Politics, “la Cina è più sospettosa verso l’esistenza di istituzioni internazionali perché sente di non esserne una delle fondatrici”. Cerca quindi di cambiare gli equilibri internazionali con la creazione di nuove infrastrutture che le permettano di acquisire autorevolezza, e di farlo malgrado gli Stati Uniti.

Questi ultimi infatti, dopo aver sulle prime osteggiato l’iniziativa di Pechino, considerandola un modo per indebolire la World Bank e l’Asia Development Bank (su cui gli USA hanno grande influenza), ora suggeriscono la possibilità che proprio queste istituzioni contribuiscano a finanziarla. Nel frattempo, per quanto riguarda gli alleati, mentre Corea del sud, Canada e l’Australia sono sempre più propense ad aderire al progetto, il Giappone continua a non sbilanciarsi. Come scrive Elizabeth Economy “l’America dovrebbe unirsi ai suoi alleati ed entrare nella nuova realtà finanziaria. In questo modo potrebbe controllare dall’interno la sua gestione e assicurerebbe alle aziende statunitensi si accedere alle opportunità create dai finanziamenti dell’AIIB”.

Questo non è l’unico progetto di stampo economico che la Cina sta portando avanti. Il paese è prima linea per quanto riguarda la creazione della banca dei Brics a cui contribuirà con il maggiore pool di valuta (circa 41 miliardi di dollari). E ha fondato inoltre l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, importante per quanto riguarda l’ambito della sicurezza e tra i cui membri figura anche la Russia, a testimonianza del progressivo riavvicinamenti tra i due paesi.

Giorgia Loperfido

Pubblicato il 31 Marzo 2015

Be Sociable, Share!