La rivoluzione dei gelsomini e le sue eresie: retroscena di una strage

REVOLUTION_TUNIS10-1Fra il 2010 e 2011 la “rivoluzione dei gelsomini”, come fu definita la spinta sociale alla liberalizzazione dei diritti che portò una più matura democratizzazione in Tunisia, ne fece il solo caso di successo nel complesso panorama dei movimenti di protesta civile che diedero vita al fenomeno cosiddetto della “primavera araba”.

Ciò nonostante, o forse proprio per sua causa, in questo Paese si è consumata l’orrenda strage compiuta dal commando terroristico musulmano lo scorso 19 marzo contro le ventitré vittime del museo del Bardo (fra i quali molti turisti italiani). Anche se le autorità di polizia sono riuscite a individuare e fermare due dei tre terroristi. E forse non è un caso che il fondamentalismo islamico abbia deciso di colpire turisti occidentali proprio in Tunisia dove pure recluta tuttora numerosi militanti nelle regioni interne.

Per la verità, la nuova Costituzione promulgata nel gennaio del 2014, pur proclamando alcuni diritti e libertà fondamentali – prima fra tutte l’uguaglianza fra uomo e donna – mantiene inalterati alcuni margini di ambiguità come quando, all’articolo uno, sancisce l’Islam come religione di Stato.

Sono peraltro queste ambiguità non risolte a rendere tuttora fragili gli equilibri culturali e istituzionali della democrazia tunisina, consentendo l’apertura di alcuni spazi pericolosi nei quali vanno a infilarsi le forze estremistiche a minare le basi della giovane e precaria democrazia tunisina.

Possiamo dunque credere a Mohamed Talbi, uno dei maggiori studiosi del paese di civiltà islamica, quando afferma testualmente che “ancora oggi in Tunisia nessun partito è apertamente e fermamente a favore della laicità, che è vista come un kufr, un’eresia”.

Raffaele De Mucci

Pubblicato il 2 aprile 2015

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