Elezioni in Gran Bretagna 2015, verso uno “hung parliament”?

Fra meno di un mese il Regno Unito andrà al voto. È testa a testa tra Laburisti e Tories, ma i partiti nazionalisti e populisti avranno un ruolo cruciale. Aumentando il rischio di un “parlamento appeso”.

u-k-election-debateIl 7 maggio 2015 i cittadini del Regno Unito andranno al voto per il rinnovo del 56° parlamento. Ad un mese dall’election day la situazione appare ancora poco chiara. I sondaggi davano il partito Laburista guidato da Ed Millband in leggero vantaggio rispetto ai Conservatori del premier uscente David Cameron. Lo scarto si è tuttavia ridotto fino all’attuale pareggio al 33%. Secondo le previsioni di May2015.com, la attuale ripartizioni dei seggi è : 265 ai conservatori, 279 ai laburisti ed appena 26 ai liberal-democratici, attualmente al governo con Cameron.

I Tories non riescono a dimostrare la validità del proprio operato nel difficile momento di crisi finanziaria che ha portato la Gran Bretagna fuori dalla recessione (attualmente è il Paese del G7 con la crescita più alta). Il partito di Millband, invece, paga la crescita esponenziale dello Scottish National Party (SNP) che ha fatto incetta di voti in un’area storicamente Labour, la Scozia. Lo scenario è ben diverso da quello a cui il sistema maggioritario britannico ci aveva abituato: il consueto duopolio Conservative-Labour, che in passato solevano dividersi fino al 90% dei voti, sta cedendo il passo di fronte alla crescita delle realtà locali dai connotati fortemente populistici, lo United Kingdom Indipendence Party (UKIP) di Nigel Farage e lo Scottish National Party di Alex Salmond e Nicola Sturgeon.

Lo UKIP è una formazione di destra indipendentista guidata dall’uomo britannico più influente del 2014 secondo il Times, ed ha già registrato un clamoroso exploit alle scorse elezioni europee , vinte con il 26%. La retorica di Farage e dei suoi fa leva sul tipico euroscetticismo della destra Britannica. Il maggior successo ottenuto fino ad ora è senza dubbio il referendum sulla permanenza del Regno nella Unione Europea in programma nel 2016 . Attualmente l’UKIP è il terzo partito del Paese, con il 14% dei voti, ma una bassa percentuale di seggi: sconta ancora un radicamento territoriale insufficiente, e dunque risulta penalizzata dal sistema dei collegi Inglesi.

Lo Scottish National Party è invece “una formazione di centro sinistra con obiettivi indipendentisti”, come si legge nella homepage di facebook. Proprio in virtù di questi obiettivi lo SNP era stato promotore del referendum (fallito) per l’indipendenza della Scozia dello scorso settembre. Ora si propone come potenziale alleato dei Labour per “scalzare finalmente i Tories dal potere”. Già negli anni 80 la Scozia era stata uno zoccolo duro del partito laburista, e le successive vicende istituzionali hanno permesso poi la crescita dello SNP, divenuto maggioranza assoluta nel parlamento di Edimburgo nel 2011.e attualmente detentore di 54 seggi.

Gli storici “partiti minori” britannici, come i Lib-Dem di Nick Clegg ed i Verdi, hanno sempre minore peso (25 seggi per i primi, 32 in meno rispetto al 2010, appena 1 per i secondi). Sembra che anche la Gran Bretagna, come gran parte del resto d’Europa, sia destinata a subire il ricatto di partiti populisti capaci di rompere gli equilibri consolidati. Con una maggioranza tecnica di 326 seggi, è evidente come si vada verso un “parlamento appeso” (hung parliament): il governo, infatti, non sarà direttamente assegnato al partito vincente alle urne, bensì frutto di successivi accordi politici, ancora lontani dall’essere definiti.

Filippo Simonelli
@f_simonelli

Pubblicato il 12 aprile 2015

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