Francia: la revanche di Sarkozy in un tripartitismo anomalo

Le ultime Amministrative hanno salutato il trionfo del centrodestra guidato dall’ex Presidente. Il Front National viene arginato ma consolida il proprio consenso: nell’Esagono è vero Tripartitismo?

Nicolas SarkozyL’ex presidente Nicolas Sarkozy è stato il vero vincitore delle Elezioni Dipartimentali francesi del 22-29 marzo. La destra moderata UMP ha capitalizzato l’alleanza elettorale con i centristi dell’Union des Démocrates et Indépendants, conquistando la maggioranza in 67 consigli su 101 e strappandone 28 al PS, incapace di risanare la rottura con Verdi ed estrema sinistra. François Hollande e Manuel Valls incassano l’ennesimo flop dopo Municipali ed Europee 2014, mentre il Front National consolida il consenso pur non ottenendo nessun dipartimento. Un inedito Tripartitismo sbilanciato a destra (PS-UMP-FN) sembra ormai un dato acquisito in questa seconda parte del Quinquennat di Hollande, anche se il meccanismo maggioritario tende a penalizzare il movimento populista di Marine Le Pen.

Anche per le Dipartimentali era previsto il doppio turno per l’elezione del cosiddetto Binôme, ticket uomo-donna concepito per la parità di genere in seno ai Consigli. Rispetto alle Presidenziali, però, il ballottaggio non si svolge tra i due candidati in testa ma viene esteso a tutti coloro le cui preferenze rappresentano il 12,5% degli iscritti alle liste elettorali: ciò ha determinato lo svolgimento al secondo turno di ben 278 “Triangolari”, una corsa tra tre coppie di candidati. A differenza di quanto verificatosi nell’elettorato di sinistra, l’appello allo sbarramento nei confronti del Front National ha attecchito decisamente meno presso i simpatizzanti post-gollisti, che condividono alcune issues di rilevo con i quelli di Marine Le Pen: sicurezza, immigrazione, identità nazionale.

La strategia vincente di Sarkozy è stata quella di stringere un patto da 5 milioni di voti con i centristi, pur conducendo una campagna su temi marcatamente di destra. L’ex inquilino dell’Eliseo ha inoltre fatto leva sul generale scetticismo nei confronti della capacità dei lepenisti di assumere responsabilità di governo: “Anche se ha allargato la sua base, il FN non è ancora una macchina da secondo turno. Sta nascendo un oligopolio di destra, per ora a beneficio dell’UMP”, ha sottolineato il politologo Gael Brustier (Le Monde, 31/3).

Lo slogan FN “premier parti de France è dunque veritiero, ma si tratta di un primato sterile. Al primo turno delle Dipartimentali la destra radicale era riuscita a battere il proprio record in un’elezione amministrativa – 25,18% su base nazionale – per poi raccogliere più di 4 milioni 108 mila voti ai ballottaggi (a fronte dei 2,9 milioni del PS). Ciononostante, per effetto della dinamica centripeta del doppio turno, ha racimolato la “miseria” di 54 seggi. Il partito di Marine Le Pen è sostenuto un quarto dell’elettorato francese, ma al tempo stesso patisce la mancanza di un potenziale di coalizione (bersaglio di una Conventio ad excludendum alla francese, alla stregua del Partito Comunista Italiano nella I Repubblica), anche se questo non gli impedisce di condizionare l’agenda politica degli avversari, Sarkozy in primis. Rinfrancato dopo mesi di dubbi sul suo ritorno in politica, il leader UMP si prepara ora alle Primarie della destra fissando l’obiettivo per le Presidenziali 2017.

Niccolò Inches
@niccolink

Pubblicato il 13 aprile 2015

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