Il ministro Poletti sul Jobs Act: «Riforma non perfetta, ma ci sono punti incoraggianti»

Il contratto a tutele crescenti e i servizi attivi per l’impiego potrebbero qualificare positivamente la legge, se correttamente interpretati. Ne abbiamo parlato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervistato nel corso di un seminario tenutosi alla Luiss.

polettiIl ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha candidamente ammesso di essere un neofita in materia. “Non ho mai fatto una legge in vita mia – ha messo le mani avanti il Ministro – era qualcosa fuori ogni mia fantasia, ma se ti spingono, riesci a fare cose che non avresti mai immaginato. Infatti in 40 giorni ci siamo riusciti. Se l’ho scritta io, comunque, c’è possibilità che sia sbagliata. Il nostro Governo – ha affermato Poletti – ha scelto il Jobs Act e la prima riforma sarà quella che privilegerà il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. L’obiettivo è quello di modificare almeno il 10% dei contratti e renderli più economici per le aziende. Come, si vedrà”.

I primi due decreti attuativi del Jobs Act sono stati approvati venerdì 20 febbraio dal Consiglio dei ministri introducendo il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e nuovi ammortizzatori sociali. “Su 100 contratti, 85 sono a tempo determinato, 15 a tempo indeterminato. Sono disposto a modificare il 15 e cambiare anche il restante. La tutela del lavoratore non deve essere all’interno del posto del lavoro ma all’interno della società, avendo la possibilità di cambiare lavoro” ha aggiunto. Il ritmo incalzante che il governo vuole imprimere alla propria azione e il rischio di “lavoro usa e getta” a cui la manovra potrebbe portare, spingono il Ministro a riconoscere la possibilità di errori. Questi devono essere corretti secondo un approccio empirico, forse troppo ottimista se non indulgente, trattandosi di un settore strategico della ripresa economica. “Abbiamo deciso di fare una bella gara, correre per cambiare le cose tutte insieme – ha spiegato Poletti – non una per volta. La variabile tempo è decisiva anche se agire velocemente incorpora un rischio di errore più alto. Stiamo agendo col 51% di convinzione, se dopo un anno scopriamo l’errore non è grave, lo cambiamo. Servirà un comitato che monitori gli errori”.

La riforma del mercato del lavoro potrebbe non rivelarsi solo un braccio di ferro contro l’articolo 18. Gli aspetti più interessanti e potenzialmente più positivi della misura entrata in vigore il 7 marzo sono la formulazione del nuovo Contratto “a tutele crescenti” e la nuova funzione attribuita ai centri per l’impiego. Il Contratto a tutele crescenti, secondo il Ministro, nasce da una evidenza, quella di fornire contratti a tempo indeterminato che diano garanzie sia al lavoratore avverso al rischio che all’imprenditore avvezzo al rischio. Questo avviene attraverso la cosiddetta flex-security. Poletti ne ha riassunto il principio fondamentale affermando di voler tutelare non il posto fisso ma l’opportunità di lavoro.

Secondo il titolare del Ministero del lavoro “è tempo che i centri per l’impiego non siano più anagrafi della disoccupazione”, ma inizino ad occuparsi di reinserimento nel campo delle politiche attive. “I nostri centri per l’impiego sono troppo deboli rispetto al resto d’Europa – ha affermato Poletti – abbiamo settemila impiegati che non possono fare altro che fornire indicazioni sulla disoccupazione mentre in Francia ed in Germania sono decine e decine di migliaia e si occupano loro del reinserimento dei licenziati”. La chiave dunque è quella di potenziare queste strutture, in modo da far sì che possano continuare svolgere le mansioni attuali, ma possano anche iniziare a fornire, attraverso nuova formazione ed implementazione del personale e mantenendo un filo diretto con le aziende, le nuove reali possibilità lavorative a chi vi si rivolge.

Sembra che qualcosa, seppure timidamente ed in maniera decisamente imperfetta, come ha sottolineato più volte il Ministro stesso, si stia iniziando a muovere. Con la speranza che non sia solo lo spostamento della coperta che lascerà scoperti, tra i due uno, i piedi dei genitori o quelli figli.

Cristina Alexandris @_Cristina_Alex
Filippo Simonelli @f_simonelli

Pubblicato il 23 aprile 2015

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