Economia di mercato e Democrazia – un rapporto controverso

Uno dei temi più dibattuti della scienza politica è il delicato rapporto tra economia di mercato e democrazia: è la prima che favorisce la seconda o viceversa? Grazie al lavoro di ricerca del Laps esce il volume “Economia di mercato e democrazia. Un rapporto controverso” che cerca di rispondere a questo interrogativo

Le_Serment_du_Jeu_de_paumeRiprendendo un concetto di Fisichella del 1982, nel suo libro “Economia di mercato e democrazia – un rapporto controverso” Raffaele De Mucci apre una riflessione: pur non essendo causa dell’instaurazione e/o mantenimento di un regime democratico, lo sviluppo economico può, insieme al grado di legittimità democratica, facilitarne il conseguimento. “Se è vero che la democrazia è inconcepibile senza il mercato, non è sempre vero il contrario”. Grazie al prezioso contributo del Laboratorio di Analisi Politica e Sociale LUISS (Laps) e ad autori di fama internazionale quali Michael W. Doyle e Daron Acemoglu, il volume, che verrà presentato mercoledì 13 maggio, propone innanzitutto un’analisi teorica sul rapporto tra democrazia e mercato. Segue poi una seconda parte di analisi critica con l’aiuto di case studies attualissimi.

Il rapporto tra democrazia e libero mercato può essere analizzato ricorrendo a varie ipotesi. Alcune sostengono che il mercato favorisca o ostacoli la transizione verso un regime democratico. Altre ritengono invece che sia la democrazia, inconcepibile senza mercato, a frenarlo. I moderni meccanismi di scelta collettiva finiscono per limitare mercato e libera concorrenza. La legge ferrea della democrazia impone ad esempio costi diffusi alla collettività, quando i benefici sono concentrati in specifici gruppi d’interesse.

Simona Fallocco offre un’analisi d’apertura, prima separata e poi congiunta, dei significati storici e teorici dei due termini di ricerca. Segue la critica di Rosamaria Bitetti sulla correlazione non sempre positiva tra sviluppo economico e consolidamento democratico. Il saggio di Doyle, Liberalism and World Politics (1986) ormai è un classico della scienza politica: nella concezione liberale della democrazia, perseguendo il loro interesse attraverso sicurezza collettiva, diritto internazionale e libero scambio, gli Stati scongiurano gli attacchi esterni e migliorano gli standard economici, preservando contemporaneamente le istituzioni democratiche.

Nella parte dedicata ai case studies, sono presenti i casi emblematici e circolari dell’Egitto e della Tunisia, in cui l’autoritarismo politico porta alla centralizzazione dell’economia ed al conseguente radicalismo islamico, a sua volta legittimante l’autoritarismo. Nel loro focus sulla Turchia, Silvia Cavasola e Domenico Fracchiolla ipotizzano che le politiche interne ed estere di Ankara abbiano promosso il processo di consolidamento democratico. Ciò è riscontrabile nell’accelerazione impressa al processo di democratizzazione dal negoziato per l’allargamento dell’UE alla Turchia. Ulteriore interessante analisi è quella riguardante gli “esperimenti” democratici nel Caucaso post-sovietico, di Riccardo Cucciolla e Domenico Fracchiolla: di tre Paesi studiati (Georgia, Armenia e Azerbaijan), solo il primo sembra essere davvero classificabile come in stato di transizione verso la democrazia, mentre gli altri due sono ancora autoritarismi più o meno consolidati. È possibile che ciò dipenda dal forte controllo Statale, che di fatto limita la libertà economica e favorisce invece compromesso e corruzione sul mercato internazionale e sfruttamento di beni esauribili. La conclusione emersa dai vari casi è che l’apertura dei mercati comporterebbe la pacificazione, l’emergere di una società civile con valori condivisi e infine la democratizzazione.

Samuel Huntington aveva individuato tre ondate di democratizzazione che hanno interessato differentemente i rimanenti Stati Europei. Per molti, si potrebbe individuare una quarta ondata di democratizzazione nelle recenti proteste dei Paesi nordafricani e mediorientali a regime autoritario o pseudo democratico.

Se di quarta ondata possiamo parlare, occorre sottolineare la varietà di attori, strategie e strumenti di democratizzazione, oscillanti tra due estremi: i processi pacifici (soft-power policies) e i processi basati sull’uso della forza. Le questioni che rimangono aperte sono ancora molteplici. Quali sono i Paesi “in transizione” verso un regime completamente democratico, e quali regimi autoritari, camuffati per avere più vasta legittimità internazionale? E quanto occorre per ottenere una consolidazione definitiva del processo di democratizzazione? Chissà che alcune risposte non siano nascoste tra le pagine di questo volume…

 

Maria Felicita Ferraro

 

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/987785744567714/ 

Pubblicato il 12 maggio 2015

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