Il femminismo ai tempi dell’intersezionalità

La quarta ondata femminista di Kira Kochrane tra nuovi approcci e prospettive teoriche

feminismÈ dello scorso 21 settembre il discorso alle Nazioni Unite della giovane attrice britannica Emma Watson che, in qualità di ambasciatrice di buona volontà per UN Women, ha promosso a New York la nuova campagna He for She, nata allo scopo di mobilitare in primo luogo gli uomini nella lotta contro le disuguaglianze di genere. L’appello della Watson, che non esita a definirsi femminista, è tuttavia solo una delle molteplici sfaccettature di un fenomeno che ha colpito a macchia d’olio tutto lo show business, dalla controversa performance di Beyoncè agli MTV VMA 2014 al discorso del premio Oscar Patricia Arquette sul “gap salariale di genere”.

Per quanto discutibili e spesso legate a precise strategie di marketing, manifestazioni di questo tipo hanno contribuito a portare alla ribalta un movimento ampio ed eterogeneo, che si è riversato nelle strade di tutto il mondo facendo della tecnologia un mezzo indispensabile per la causa femminista. Esemplari sono state iniziative come quelle di Hollaback! e One Billion Rising, documentate nel libro di Kira Cochrane “All the Rebel Women”. All’interno dell’opera la giornalista britannica raccoglie queste esperienze inedite sotto il nome di “quarta ondata femminista”, ponendo l’accento sul loro legame con l’“intersezionalità”.

Riconoscersi nel femminismo intersezionale significa fare proprie le lotte di tutti i soggetti deboli e minoritari, senza considerare come comparti stagni i molteplici aspetti che compongono l’identità di una donna. In questo senso, centrale è l’idea di “categorie sociali” che interagiscono tra di loro su più livelli, dividendo la popolazione in gruppi in base al contesto sociale. Ognuno di noi appartiene a molteplici di queste categorie, che ci rendono allo stesso tempo simili e diversi dagli altri per quanto riguarda variabili come genere, razza, religione, orientamento sessuale e così via. Un’idea in fin dei conti intuitiva ma che presuppone, come scrive la ricercatrice Sabrina Marchetti, un concetto di differenza intesa “come relazione basata simultaneamente su punti di somiglianza e punti di differenziazione”.

Lo scopo di un approccio intersezionale non è quindi quello di annullare la specificità delle singole battaglie portate avanti dalle donne ma di considerare le diverse issues nella loro reciproca relazione, portandoci a riflettere su quelle forme di privilegio sociale spesso invisibili per chi ne è detentore. Emblematico a questo proposito è l’aneddoto raccontato da Michael Kimmel nel suo articolo “Men and Women’s Studies: Promise, Pitfalls, and Possibilities“.

Scrive l’autore: “Durante un meeting, una donna bianca e una nera stavano discutendo se le donne fossero o meno, per definizione, ‘sorelle’. […] La prima sosteneva che il fatto che fossero entrambe donne le legasse, a prescindere dalle differenze razziali. La seconda dissentiva. «Quando ti svegli al mattino e ti guardi allo specchio cosa vedi?» chiese quella nera.

«Vedo una donna» rispose quella bianca.

«È esattamente questo il problema» ribatté la prima. «Io vedo una donna nera. […] La razza è invisibile per te perché sotto questo aspetto hai un privilegio. È questo il motivo per cui ci saranno sempre differenze nella nostra esperienza»”.

Margherita Logrillo

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