Regioni al voto, politica in fermento

Sono sette le Regioni che vanno al voto per il rinnovo dei consigli regionali e per l’elezione dei nuovi presidenti. Il risultato di domenica potrebbe anticipare il futuro della politica nazionale. Ecco perché.

Se un tempo era il centro-sinistra lo schieramento più numeroso e diviso, oggi non è più così. Il Pd si presenta alle elezioni di domenica alleato o in coalizione con Sel in tre Regioni su sette. La scissione è palese, invece, nel centro-destra, diviso in ben cinque Regioni su sette con ben 10 diversi tipi di alleanze. In Toscana i candidati sono addirittura tre. In Veneto lo strappo di Flavio Tosi con la Lega Nord ha portato alla candidatura dell’ex sindaco di Verona schierato con i partiti di Area Popolare. Ma la frattura più dolorosa di tutte per il centro-destra rischia di essere quella pugliese. Last but not least i Cinque Stelle, che hanno fatto le “regionalie” online e che potrebbero raggiungere risultati ragguardevoli in Liguria, Umbria e Marche.

Ultimo importante appuntamento elettorale prima del 2018, è ormai chiaro che queste elezioni regionali saranno un test nazionale che servirà dove in gioco c’è molto di più della presidenza nelle varie Regioni. Serviranno al presidente Matteo Renzi per sottoporre a referendum la sua leadership e all’ex presidente Silvio Berlusconi per saggiare la sua sopravvivenza (lo stesso vale per il M5S). Così come saranno utili all’ex delfino di Berlusconi, Raffaele Fitto, per lanciare dalla Puglia la sua sfida all’interno del centro-destra dopo la recente presentazione dei suoi “Conservatori e riformisti”.

Strategica, da questo punto di vista, la mossa di Ncd di non allearsi in nessuna regione con il Pd, suo partner governativo, nell’ottica post-elettorale della nascita di un’area moderata che raccolga gran parte del centro-destra non berlusconiano, dai fittiani a Ncd, fino ai fedelissimi di Tosi e persino all’Udc. Una prospettiva, questa, divenuta sempre più concreta negli ultimi giorni. Per quanto riguarda la Lega di Matteo Salvini, i risultati di domenica potrebbero dirci anche se il leader del Carroccio possa davvero ambire a diventare l’anti-Renzi alle prossime politiche.

La candidatura del civatiano Luca Pastorino in Liguria (che, secondo gli ultimi sondaggi, raggiungerebbe un sorprendente 14%) sostenuta dalla minoranza democratica, Sel e Rifondazione, servirà poi a tastare il polso di Pippo Civati. Utile per capire, insomma, se il suo neonato progetto politico, oltre che “Possibile“, possa anche essere credibile al punto da convincere, in caso di un buon risultato nella regione ligure, gli altri dissidenti Pd a fare un passo in fuori in più. Una prospettiva, questa, che avrebbe conseguenze nefaste su Governo e Partito, portando ad un possibile ingrossamento della minoranza che, a quel punto, darebbe ancor più filo da torcere in Parlamento sulle riforme.

Di sicuro – per adesso – c’è solo che i risultati di domenica non si tradurranno in un’altra en plein per Renzi. Stando agli ultimi sondaggi, la partita sembra già decisa in cinque Regioni su sette. In Veneto la vittoria della Lega con Luca Zaia è data per certa, mentre in Toscana, Umbria, Marche e Puglia il Pd dovrebbe regolare la concorrenza. La vera incertezza è rappresentata da Liguria e Campania.

In queste due Regioni si gioca la sfida vera, con tre esiti possibili: se finisse 6 a 1 per il centro-sinistra sarebbe un trionfo renziano e un rafforzamento del Governo; se finisse 4 a 3, Renzi risulterebbe avanti ai punti, ma di fatto a gioire sarebbe il centro-destra. Se dovesse finire 5 a 2 sarebbe una vittoria del Pd: monca se la seconda regione a sfumare insieme al Veneto fosse la Liguria; a piene mani se invece si trattasse della Campania, poiché una sconfitta del Pd in Liguria, dove il centro-destra si presenta compatto, vorrebbe dire una vittoria, almeno simbolica, per Civati, con i conseguenti scossoni interni. È chiaro, dunque, che tra le due Regioni in bilico, la ligure è quella che Renzi perderebbe meno volentieri.

In Campania, poi, si va profilando un testa a testa serrato tra i candidati Luca Caldoro e il tanto discusso Vincenzo De Luca, con il secondo leggermente in vantaggio. Schema analoga la situazione della Liguria, dove la voglia di rivalsa della sinistra non Pd rischia di sgambettare Raffaella Paita regalando la regione alla destra, con Giovanni Toti che ha la possibilità di dimostrare l’esistenza di un centro-destra vivo e vegeto che, se unito, potrebbe competere con il Pd renziano. L’ultima parola, comunque sia, verrà pronunciata domenica e, come al solito, non spetterà che agli elettori.

Giacomo Mori

Pubblicato il 29 maggio 2015

 

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