Regionali, la sconfitta PD targata Renzi

Nonostante la vittoria ai punti, il Partito Democratico è il vero sconfitto di queste elezioni regionali. Ma la colpa è tutta del suo leader Matteo Renzi, perchè a livello locale il centrosinistra gode di ottima salute

de-luca-renziA conti fatti, poteva andare davvero male per il PD. La tradizionale posizione di predominio della sinistra nelle Regioni “rosse” quali Toscana, Umbria e Marche, e la presenza di personalità carismatiche come Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia ha garantito la vittoria numerica del partito. Il PD in fondo non ha perso, ha perso il suo leader Matteo Renzi. E lo ha fatto su un terreno squisitamente politico: quello delle riforme e del confronto con le parti sociali.

Il risultato finale di 5 a 2 per il partito di governo può essere definito addirittura ottimo se consideriamo le condizioni in cui è maturato. Infatti, non pochi erano i fattori che avrebbero potuto determinare un esito ben peggiore di questo, compresa una vittoria del centrodestra.

Prima di tutto la minoranza interna al PD. Le tensioni e i malumori della sinistra del partito, in aperto contrasto con la linea politica del segretario Renzi, erano già note da tempo. Con un tempismo perfetto poi è intervenuto il dissidente Pippo Civati che, dopo essere ufficialmente uscito dal PD, ha lanciato a ridosso delle elezioni la sua proposta politica “Possibile”. Una proposta che già fa sognare chi auspicava una Podemos italiana e che già potrebbe avere un bacino di consensi non indifferente, come dimostra il risultato elettorale in Liguria di Luca Pastorino, candidato espressione dell’area civatiana.

In secondo luogo i sindacati e le proteste degli insegnanti. Lanciare continui affondi al sindacato e sperare di non avere conseguenze elettorali per un partito di centrosinistra è pura utopia. E sembra strano che Renzi non lo abbia capito. In più, la riforma della scuola voluta a tutti i costi prima delle elezioni, quasi da esporre come un trofeo di guerra di fronte l’elettorato si è rivelata un boomerang: migliaia di insegnanti e studenti lo scorso 5 maggio sono scesi in piazza contro il provvedimento per uno degli scioperi più grandi che il comparto abbia conosciuto negli ultimi anni. E il popolo degli insegnanti era lo zoccolo duro dell’elettorato PD, dal quale il partito fino alle ultime europee raccoglieva una grande fetta di consensi. Insomma, un vero autogol per Renzi.

Infine la questione degli “impresentabili”. Insistere sulla candidatura di Vincenzo De Luca in Campania, che dopo la sua elezione potrebbe decadere dall’incarico per via della legge Severino, è stata una mossa più che azzardata. Fortunatamente per Renzi non sembrano esserci state ricadute decisive sull’esito finale del voto, ma la decisione di puntare a tutti i costi su De Luca sarebbe potuta costare cara al premier.

Michele Carretti

Pubblicato il 5 giugno 2015

Be Sociable, Share!