I giochi olimpici (e geopolitci) di Baku

I primi Giochi Olimpici Europei che si tengono in Azerbaijan non sono solo una semplice manifestazione sportiva. Dietro c’è una famiglia al potere da 22 anni e un paese pronto a fare di tutto per emergere

azerbaijan games aliyevIl 12 giugno si sono aperti i Giochi Europei a Baku. Con un ritardo significativo rispetto alle altre federazioni continentali, anche il Comitato Olimpico Europeo ha deciso di dotarsi di una propria “Olimpiade” .

Il vecchio continente cerca di risollevarsi da un lungo torpore sportivo che lo attanaglia da diverse edizioni dei giochi iridati. Se nel 1988 il 78% degli atleti europei vinceva medaglie olimpiche, 20 anni dopo a Pechino era il 32, come riporta Simon Clegg, plenipotenziario della Kermesse azera. Sempre Clegg afferma È come se gli atleti si intimorissero nel clima dei Giochi per cui avere un evento così un anno prima serve a prepararli . La funzione dei giochi, nei piani del Comitato Olimpico Europeo, dovrebbe essere dunque quella di creare una miniolimpiade per aiutare i propri atleti ad acclimatarsi alla olimpiade ventura (in programma nel 2016 a Rio). Inoltre alcune gare avranno proprio la funzione di qualifica per i prossimi giochi olimpici.

La macchina organizzativa dispiegata dal governo della repubblica caucasica è stata imponente: il budget di cui dispone Clegg è di 900 milioni di Euro, secondo le fonti ufficiali del governo. Budget che è servito per approntare le infrastrutture necessarie per la manifestazione, tra cui figurano uno stadio da sessantottomila spettatori e 13 palazzetti, nonchè per preparare la sontuosa cerimonia d’apertura, in pieno stile olimpico. Inoltre l’Azerbaijan ha assicurato anche l’ accoglienza spesata per ciascuno dei 6000 atleti. Non di solo sfarzo, tuttavia, vivono questi giochi di Baku. A causa forse del prestigio ancora mancante, la manifestazione non ha attratto i grandi nomi che si speravano. Basti pensare che in sport di primo piano come il nuoto e atletica leggera, molte nazioni hanno deciso di schierare le squadre giovanili.

Accanto alle carenze tecniche si aggiungono anche ombre di altra natura. Le manifestazioni sportive hanno acquisito un crescente importanza, a partire dal secolo scorso, nel determinare il peso geopolitico di una nazione. Proprio per questo la famiglia Aliyev, che detiene il potere in Azerbaijan dal crollo dell’Unione Sovietica, è già da tempo impegnata nel campo sportivo. L’Atletico Madrid porta da due stagioni il logo dell’Azerbaijan sulla divisa, ad esempio. Dalla buona riuscita della manifestazione dipendono molto i futuri successi della repubblica caucasica all’interno del vecchio continente. Proprio per questo è stata attivata una rete di forte censura che ha colpito organi di stampa azeri ed internazionali indipendenti che denunciavano presunte violazioni di diritti umani nel paese. Emblematico il caso della delegazione di Amnesty International che si è vista addirittura negare la possibilità di accesso al paese, nonché quella di trasmettere il proprio reportage “Azerbaijan: The Repression Games”.

Anche dal punto di vista finanziario lo scenario è poco chiaro. Le stime ufficiali di 900 milioni di euro hanno destato non poche perplessità tra gli economisti. In particolare il Centro di Supporto per Iniziative Economiche di Baku, ente indipendente, ha riportato stime per le quali le spese si aggirerebbero attorno ai 3,55 miliardi di dollari. Cifre verosimili per una Olimpiade in miniatura, contando che lo sforzo economico per Londra 2012 fu quasi di cinque volte tanto.

Filippo Simonelli

Pubblicato il 16 giugno 2015

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