Grecia nell’Eurozona ma Syriza perde i pezzi

Ore calde nel Parlamento in Grecia. L’accordo è approvato, la Grecia resta nell’Eurozona, sì a nuovi aiuti ma ben 39 parlamentari mollano Tsipras.

 

alexis-tsipras-570In questa torrida estate il clima si fa ancora più caldo per il governo di Alexis Tsipras, impegnato nella dura prova di far passare in Parlamento la legge che porta in vigore l’avvio dell’accordo con l’Unione Europea.

Mentre ieri notte in Parlamento è stato approvato il Piano di risanamento, e quindi per il momento il pericolo di uscita dall’Euro è scongiurato, oggi stanno salendo a galla i disaccordi ideologici delle tredici correnti politiche all’interno della confederazione Syriza di Tsipras. Il Parlamento greco ha accettato l’accordo con l’Eurogruppo con 229 sì e 64 voti contrari.

Questo pacchetto di accordi prevede nuove severe misure di austerità come i tanto discussi aggiustamenti alle pensioni, un ulteriore aumento dell’Iva, il superamento del sistema di contrattazione collettiva, liberalizzazioni e rigidi limiti alla spesa pubblica. Tsipras ha chiesto ai suoi 149 deputati di votare la fiducia all’accordo con l’Eurozona ma ben 39 dei suoi gli hanno negato il sostegno. Tra questi, alcuni pezzi da 90 del suo governo, come il superministro all’Energia, Panagiotis Lafazanis, la presidentessa al Parlamento, Zoe Costantopulu, e altri ministri di primo piano, restii a fornire sostegno al loro premier.

L’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis e il vice ministro del Lavoro, Dimitris Stratoulis. Considerato il loro voto contrario, attraverso un rimpasto non improbabile, potrebbero essere rimossi dalla squadra di Governo. Con ben 229 voti però, alla fine passa la fiducia a Tsipras per avviare le riforme concordate tra i 19 Paesi dell’Eurozona.

L’unica via di uscita dall’impasse ora è che Alexis Tsipras riesca a ottenere un nuovo mandato dal Presidente della Repubblica, Prokopis Paulopoulos, per riformulare un nuovo governo di “alleanza nazionale”. Alla luce dei fatti sono caduti i muri ideologici delle formazioni “paleo” e neocomuniste insediate nelle 13 correnti Syriza che danno il là a una notevole e potenzialmente pericolosa spaccatura.

Sono rimasti invece compatti i 13 deputati della destra nazionalista di Anel, con il loro capo popolo Kammenos, ministro alla difesa, che ha votato le riforme criticando pesantemente l’accordo e che ha mantenuto le cariche governative. Nel frattempo si assiste ancora a dissapori popolari e scontri in piazza Syntagma, davanti al Parlamento, con fumogeni e petardi tra manifestanti e polizia, come quelli che hanno portato all’arresto di decine di giovani nei giorni scorsi.

L’attenzione di tutta Europa, e non solo, è focalizzata sulla Grecia. L’estenuante attesa sta per giungere al termine.

Cristina Alexandris 

Pubblicato il 16 luglio 2015

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