Georgia al bivio

Il paese caucasico, crocevia tra Oriente e Occidente, chiamato a sfide ambiziose e importanti. Tra queste, un posto nella Ue e l’ingresso nella Nato.

georgia EUPrendiamo un Paese a metà tra Oriente e Occidente, una democrazia giovane e un futuro ancora da conquistare. Questa è la Georgia oggi, a un anno dalle elezioni parlamentari e a tre dalle politiche. Quali sono gli obiettivi da raggiungere e le ambizioni da discutere è presto detto: occupazione, un posto nella prospettiva europea, distensione dei rapporti con la Russia, ingresso nella Nato. Ma andiamo per ordine.

La crisi greca non ha avuto conseguenze solo per l’Unione Europea, anzi. Gli effetti nell’economia del Caucaso non sono meno rilevanti se consideriamo che la Grecia è il secondo Paese, dopo la Russia, da cui giunge denaro di lavoratori Georgiani emigrati. Un flusso totale che tra il 2010 e il 2014 ha rappresentato il 12% del PIL georgiano secondo le stime della Banca Mondiale, oggi in pericolo e con conseguenti ripercussioni sulle famiglie in Georgia, in particolare quelle risiedenti nelle aree rurali.

Il supporto dell’Unione Europea per la Georgia rimane fondamentale ma nonostante le affermazioni “ottimistiche” di Donald Tusk e Jean Claude Junker su progressi raggiunti e liberalizzazioni dei visti di Ucraina e Georgia, il Summit di Riga sembra aver messo in chiaro che alla partnership orientale non debba necessariamente seguire l’ingresso nell’UE. Non si può dire, comunque, che Bruxelles sia un vicino del tutto impassibile alle manovre russe.

Sul confine settentrionale infatti, le divergenze tra Tbilisi e Mosca non sembrano essersi esaurite. Il trattato firmato dalla Russia con l’Abkhazia nel novembre 2014 e quello siglato con l’Ossezia del Sud nel marzo 2015 sono una spada di Damocle sulle aspirazioni europee e atlantiche della Georgia. Questa intanto non può far altro che appellarsi alla comunità internazionale e, come detto, all’Unione Europa per difendere la propria sovranità sulle repubbliche separatiste. Non stupisce, quindi, se i rapporti diplomatici con il Cremlino restano ingessati.

La tensione sale se si considera l’ambizione della Georgia di poter intraprendere un ingresso vero e proprio nella Nato. Al momento sembra che i rapporti con l’Alleanza Atlantica godano di ottima salute, come riportato in diversi documenti, ma soprattutto dimostrato dall’impegno delle forze aeree georgiane che nel 2012 hanno rappresentato la maggiore componente non-Nato sul fronte afgano. Eppure, la società civile si ritrova a soffrire di una sorta di schizofrenia, poiché anche se il 70% si ritiene favorevole all’entrata nell’Alleanza, scegliere tra la Nato e la Russia oggi fa ancora la differenza, e l’esito non è per nulla scontato, soprattutto in Georgia.

Se le elezioni del 2012 hanno segnato la svolta per il Sogno Georgiano, quelle del 2016 rischiano di mettere in discussione il cammino percorso finora. La coalizione al governo perde pezzi, come i Liberi Democratici, oppure non riesce a placarne le pulsioni, si pensi ai Repubblicani. L’ex partito di maggioranza, il Movimento Nazionale Unito, spera in una rivalsa ma gli scontri del 2008 e lo scandalo per corruzione sono difficili da archiviare. Più che partiti e coalizioni però, saranno le personalità politiche di Ivanishvili e Saakashvili a trovarsi a confronto. Insomma, la partita è tutta da giocare. Vincerà l’uomo più ricco della Georgia, il cui volto non sfugge agli scatti per le copertine di Forbes, oppure Misha l’americano, ricercato in patria per abuso d’ufficio ma nominato consigliere per le riforme in Ucraina?

Anna Rita Ceddia

Pubblicato il 6 agosto 2015

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