Francia: gli intellettuali “utili idioti” del Front National?

Da culla dei Diritti Umani e modello di cosmopolitismo, la Francia diventa sempre più una Patria per i pensatori del Declino. Conservatori o progressisti, alcuni intellettuali di spicco sono tacciati di connivenza ideologica con il lepenismo.

michel houellebecqQuando la presentatrice del “Grand Journal”, talk show di punta di un’emittente non propriamente “destrorsa” come Canal+, fa riferimento al “Discorso di verità” di Marine Le Pen e del suo Front National, occorre prendere atto di un cambiamento di rilievo – in primis nel linguaggio. Il mondo della cultura, in Francia, non è mai stato così allineato sulle posizioni del Politicamente Scorretto, se non addirittura esplicitamente reazionarie. Gli scaffali delle librerie sono colmi di pamphlet e saggi sulla fine della Grandeur transalpina, ridimensionata dalla crisi economica e dal multiculturalismo, a loro volta favoriti dalle ondate migratorie e dalla globalizzazione; le trasmissioni televisive offrono, dal canto loro, una vetrina quotidiana per gli intellettuali del “declinismo” – il Michel Houellebecq di “Sottomissione” ne è il capofila – e pensatori che inveiscono contro la “Bienpensance” e le sue molteplici declinazioni.

L’ultimo a finire nel tritacarne è il filosofo marxista-libertario Michel Onfray, padre dell’Università Popolare di Caen, fondata all’indomani dell’incredibile exploit FN alle Presidenziali del 2002. Onfray viene accusato di foraggiare proprio la macchina elettorale di Marine Le Pen, che i sondaggi già vedono al ballottaggio delle prossime elezioni del 2017: ciò in virtù di alcune posizioni “eretiche” per il campo progressista, sul rapporto con l’Islam, l’accoglienza ai rifugiati, le tematiche Gender e l’integrazione europea. In un’intervista al quotidiano Le Figaro, Onfray si fa promotore delle istanze del “Popolo Old School”, accantonate per via della sovraesposizone mediatica della questione migratoria e soffocate dalle politiche del Socialismo Liberale. Tanto da caldeggiare la formazione di un fronte anti-Euro che vada dalla sinistra radicale alla stessa Le Pen, “[l’unica] che parla a questo Popolo”.

Michel Onfray è stato quindi etichettato come “alleato oggettivo” del FN, alla stregua degli anti-moderni Alain Finkielkraut ed Eric Zemmour, entrambi osservatori della decadenza con le opere “L’Identité malheureuse” e “Il Suicidio francese”. Se questi ultimi riconducono al multiculturalismo e all’individualismo post-sessantottardo lo sgretolamento della Nazione, Onfray rimprovera al Socialismo francese – da François Mitterand a François Hollande – la genuflessione alle logiche del capitalismo globale, vera chiave di lettura per analizzare lo spostamento delle masse popolari verso l’estrema destra. “Il Front National mette sul tavolo problemi reali, per i quali esistono tuttavia soluzioni di destra e soluzioni di sinistra”, puntualizza il filosofo.

Il settimanale Marianne ha organizzato per il prossimo 20 ottobre, alla Mutualité di Parigi, un incontro di solidarietà per lo stesso Onfray dopo gli attacchi ricevuti, “fuoco amico” di Libération in testa. Tuttavia, in molti già guardano all’appuntamento come ad un'(auto)investitura politica per una personalità che notoriamente non si riconosce in alcun partito e che ha fatto dell’astensione un mantra nel proprio discorso pubblico. In un dibattito intriso di economicismo e tecnocrazia, gli intellettuali “soppiantano i politici” nel cuore della gente (come sottolinea Le Monde), e poco importa se il loro messaggio non è votato tanto all’universalismo, come in passato, quanto al recupero dell’identità e dei valori tradizionali. Zemmour ha già ricevuto l’endorsement virtuale della rivista conservatrice Valeurs Actuelles, il cui giornalista Geoffroy Lejeune lo proietta all’Eliseo nel romanzo di fanta-politica “Un’Elezione Ordinaria”. Che la cultura stia proponendo una “Terza Via” tra populismo e social-liberalismo?

Niccolò Inches
@niccolink

Pubblicato il 30 settembre 2015

Be Sociable, Share!