Elezioni in Birmania: stravince partito di Aung San Suu Kyi, inizia l’era del cambiamento

La Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi scalza con il 70% il partito al potere dal 2011 sostenuto dai militari. Si tratta delle prime elezioni libere dopo 25 anni. Il Governo ammette la sconfitta.

article-2123178-126BBDDA000005DC-614_634x405Il partito di Aung San Suu Kyi, “Lega nazionale per la democrazia” ha vinto con il 70% le elezioni in Birmania guadagnando 44 dei 45 seggi per la camera bassa birmana assegnati all’ex capitale Rangoon e conquistando tutti e dodici i seggi in palio per la camera alta. Migliaia di elettori stanno festeggiando in piazza la vittoria dell’opposizione non violenta al regime militare e il riemergere dalla dittatura dopo lunghi e tormentati anni.

Un trionfo storico che vede l‘8 novembre 2015 come il giorno della nascente democrazia birmana, da anni perseguita dalla leader della Lega e che durante queste elezioni ha potuto votatare per la prima volta nella sua vita.

La vittoria rappresenta un successo sia per la pace che per la libertà: non solo permetterà di scalzare il partito al potere dal 2011 sostenuto dai militari, ma si tratta del primo vero voto “libero” nazionale dal 1990, svolto in maniera del tutto regolare anche secondo gli osservatori UE.

Dati che consegnano definitivamente alla storia la leader del movimento non violento, da sempre attiva quanto ostacolata nella difesa dei diritti umani, tanto da essere stata insignita Nobel per la Pace nel 1991; premio che utilizzò per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.

Il  risultato non rappresenta una sorpresa: l’anno precedente la premiazione della Suu Kyi, il regime decise di chiamare il popolo alle elezioni, ma differentemente dalle aspettative del potere in carica, il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia che avrebbe dovuto far diventare San Suu Kyi Primo Ministro. I militari però annullarono il voto popolare impossessandosi con forza del potere.

Questa volta, in un Sud-est asiatico dove stanno rispuntando tendenze autoritarie, ci si aspetta un concreto seguito ai risultati dei seggi chiusi ieri sera, anche se Aung San Suu Kyi non potrà diventare direttamente presidente. Le regole della Costituzione, infatti, garantiscono un parziale mantenimento dello status quo impedendo a chi ha congiunti con passaporto straniero (come suo marito e i suoi figli, con passaporto britannico) di accedere alla massima carica. Intanto lei ha già dichiarato che sarà “al di sopra del presidente“, anche se a preoccupare è il fatto che diversi membri chiave dell’esecutivo saranno nominati proprio dai militari. In tutto questo, il presidente Thein Sein, nell’ammettere la sconfitta, ha oggi assicurato che il governo del Paese e l’esercito rispetteranno i risultati delle elezioni.

Cristina Alexandris

Pubblicato il 9 novembre 2015

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