Il Front National del(le) Le Pen: Marine e Marion, coppia vincente o dualismo del futuro? – Seconda parte

In vista delle Regionali di domenica in Francia, il Front National viene dato per grande favorito al primo turno. Negli ultimi giorni, la stella di Marine Le Pen è stata però offuscata dalla nipote Marion Maréchal, candidata al Sud. 

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marine e marion le pen Marion Le Pen ha raccolto la pesante sfida (ed eredità) dell’anziano leader – silurato dalla figlia per i reiterati ammiccamenti al negazionismo e all’antisemitismo – alla guida della lista Front National in PACA, la Regione Provence-Alpes-Cote d’Azure. A Marion, accreditata della maggioranza relativa delle intenzioni di voto (circa il 34% sia al primo turno che al ballottaggio), potrebbe dunque riuscire il colpaccio di detronizzare l’uomo forte di Sarkozy a Nizza, Christian Estrosi, anche se molto dipenderà dalla linea del Partito Socialista al secondo turno – diviso sulla prospettiva di fusione con la destra repubblicana in caso di “triangolare”. Quella tra Marine e Marion Le Pen, entrambe in testa nei sondaggi, è una battaglia congiunta che potrebbe tuttavia assumere i connotati di un duello silenzioso a distanza.

La rampolla e la giovanissima del clan Le Pen rappresentano infatti due diversi orientamenti all’interno del FN. L’impronta di Marine nel è anche e soprattutto quella del suo braccio destro Philippot: forte intervento della sfera pubblica (il leader della Confindustria francese, Pierre Gattaz, è intervenuto in prima persona per mettere in guardia sul programma marinista, paragonandolo a quello della sinistra radicale), ritorno alla moneta nazionale, opposizione al liberoscambismo. L’aspra critica al progetto di costruzione europea – economica in primis – riprende infatti l’impostazione “sovranista” alla base dell’opposizione al Trattato di Maastricht nel 1992 e alla Costituzione europea nel 2005. L’impostazione di Marion Maréchal è decisamente più liberale, volta a correggere i tradizionali assistenzialismo e dirigismo dello Stato francese, come lo era del resto nonno Jean-Marie negli anni ’80 da fervido ammiratore di Ronald Reagan (tanto da organizzare addirittura un “pellegrinaggio” ad hoc negli USA). La cartina di tornasole di un simile dualismo è la scelta stessa dei rispettivi “feudi” elettorali: Marine, candidata nel Nord operaio – dove in passato sfiorò l’elezione parlamentare nella circoscrizione di Hénin-Beaumont – contrapposta a Marion, deputata del dipartimento Vaucluse e capofila ideale per il movimento nel Sud storicamente conservatore.

Altro volet “a rischio” tra le due è l’ancoraggio alle radici cristiane, più evidente nella giovane Marion Maréchal – cattolica praticante, sposata e già madre della piccola Olympe – che nella divorziata Marine. La prima è una endorser della prima ora della Manif pour Tous e di tutta la costellazione di movimenti contrari alle nozze omosessuali, la seconda destò più di una perplessità nel partito proprio per aver disertato la cattolicissima piazza di Ludovine de la Rochère e Frigide Barjot – per poi lanciare segnali all’elettorato gay con gli innesti di Philippot e Sebastien Chenu. Nel corso della campagna elettorale per le Regionali, Marion ha invece evocato lo stop ai finanziamenti del “Planning Familial“, i cui centri costituiscono dei consultori su contraccezione e interruzione della gravidanza; “Strumenti di banalizzazione dell’aborto e veicoli di propaganda LGBT“, li ha invece definiti la più giovane Le Pen, mentre Marine ne ha semplicemente evocato una “Riforma” escludendone la chiusura definitiva.

Il vero punto in comune tra le due donne del nuovo FN è, al contrario, la levata di scudi contro la presunta “Islamizzazione” della Francia e una visione “punitiva” della laicità. “Se falliamo, la Charia diventerà legge nel nostro Paese“, ha preconizzato Marine; “La Francia non è terra d’Islam. Alcuni francesi possono essere di confessione musulmana a condizione che si adeguino al nostro stile di vita modellato dall’influenza greca, romana e cristiana“, le ha fatto eco Marion, strizzando spesso e volentieri l’occhio ai teorici del “Grand Remplacement“, quello delle popolazioni arabe e sub-sahariane a danno di quelle autoctone. La ferita ancora aperta degli attentati di Parigi, così come una crescente radicalizzazione in taluni settori della popolazione, potrebbero avere un peso decisivo sull’ultimo appuntamento elettorale prima delle Presidenziali del 2017. In vista delle quali il “Fattore Y”, come testimonia il caso del Ministro delle Finanze di Hollande Emmanuel Macron, sta già rimescolando le carte in seno ai partiti. Anche nel monolitico (ma non troppo) Front National, ormai orfano del suo vecchio Menhir.

Niccolò Inches
@niccolink

Pubblicato il 5 dicembre 2015

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