Iran, tempo di transizione: a grandi passi verso una “democrazia” islamica

L’Accordo sul nucleare siglato lo scorso novembre riabilita la Repubblica islamica iraniana all’interno della comunità internazionale. Esso, tuttavia, rappresenta solo l’ultimo di una serie di eventi che stanno lentamente modificando lo scenario politico-sociale del paese.

Source: flickr.com

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La Costituzione iraniana attualmente vigente descrive l’ordinamento in termini religiosi: la Repubblica è definita “islamica” e si afferma la superiorità del diritto islamico all’interno del sistema delle fonti normative dell’ordinamento. Tuttavia, effettuando un’analisi più attenta della Repubblica Islamica Iraniana (ora RII) si possono evidenziare peculiarità e scenari apprezzabili. Tre sono le tappe che hanno guidato l’evoluzione del Paese, ovvero, seguendo un criterio cronologico, la riforma costituzionale del 1989, l’elezione di Rouhani del 2013 ed infine il recente accordo sul nucleare.

Già la riforma costituzionale del 1989 innesca una prima frattura nel sistema politico iraniano; innanzitutto essa è indispensabile per la nomina a Guida suprema di Khamenei, successore di Khomeini, in quanto elimina l’attributo di marja per essere nominato Guida suprema (Khomenei non lo era e non era neanche ayatollah; tutte figure appartenenti al clero sciita). Inoltre, viene eliminata la figura del primo ministro e vi è un rafforzamento dei poteri della Guida suprema a scapito del Presidente. Tutto ciò contribuisce ad una sorta di riqualificazione dell’assetto politico iraniano, allontanandolo dal modello della prima ora dove potere temporale e spirituale si sovrapponevano e rendendolo per certi versi e con le dovute distinzioni una sorta di presidenzialismo

L’elezione del Presidente Hassan Rouhani un’ulteriore tappa di quello che può essere il processo di instaurazione della c.d. “democrazia” islamica. Rouhani, appartenente alla fazione dei moderati e in netta controtendenza con il suo predecessore Ahmadinejad, sta portando avanti una politica estera volta al dialogo e all’apertura. Cambiamenti profondi, riflesso di una forte vivacità interna al paese, figlia a sua volta di quell’embrione di pluralismo che si registra nella RII e che alcuni descrivono come “fazionalismo”. A conferma di quanto fin qui sostenuto si può evidenziare il dato delle ultime elezioni parlamentari iraniane che hanno visto una netta affermazione della “coalizione” moderati/riformisti, capeggiati appunto da Rouhani, oltre alla maggioranza nell’Assemblea degli Esperti; quest’ultimo un organo fondamentale in quanto esso provvede alla nomina della Guida. Altro dato significativo è la presenza di ben 15 donne nel nuovo parlamento. È in questo contesto che, tanto la figura del Presidente, quanto e soprattutto quella della Guida, dovendo svolgere un ruolo di mediazione all’interno della società, non rappresentano più quell’ unicum potere autoritario.

Infine, lAccordo sul nucleare raggiunto lo scorso luglio e firmato il 24 novembre. Esso assume rilevanza diversa se si considerano gli intenti celati dei firmatari. L’accordo impone a Teheran la riduzione dell’arricchimento dell’uranio, il non utilizzo a fini militari, l’ingresso di ispettori IAEA e la sospensione dell’attività in alcune centrali nucleari. Andando oltre, da un lato il Presidente Obama, abbandonati gli anni di netta contrapposizione con l’Iran, ha intrapreso una nuova strategia geo-politica nell’area mediorientale e che potrebbe paradossalmente vedere Teheran come alleato USA. Dall’altra parte, Rouhani è riuscito appunto a riabilitare i Persiani all’interno della comunità internazionale con l’eliminazione graduale dell’embargo che da anni attanaglia l’economia iraniana

Come ben sappiamo, e come evidenze empiriche dimostrano, l’ingresso nei mercati internazionali comporta profondi cambiamenti all’interno di una società. Gli scenari possibili sono svariati; certo è, cosi come accade nelle democrazie, sarà sempre più difficile giustificare scelte arbitrarie e ingiustizie; le scelte politiche avranno costi più alti. In virtù di ciò non potranno che beneficiarne i diritti individuali, ancora oggi spesso violati.

Alla luce di quanto evidenziato, non resta che attendere per verificare la fattibilità di quella c.d. “democrazia” islamica; un primo banco di prova (“indiretto”) arriverà in estate con la verifica dello stato di attuazione degli accordi sul nucleare, in caso di esito positivo la RII sarà ulteriormente integrata nello scenario internazionale, magari non solo economico.

Onofrio Pio Lattanzi

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