Terrorismo: vecchie tecniche difensive possono affrontare nuove sfide?

La paura di un nemico imponderabile, volubile e sconosciuto ha posto l’interrogativo sulle reali capacità e possibilità della nostra difesa di proteggere Stato e cittadini. E se non bastasse conoscere il nemico per combatterlo?

Source: time.com

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La guerra odierna è multifaccia, ibrida, cinestesica, liquida, sommersa. Gli ultimi attentati posti in essere dall’ISIS, l’esempio più compiuto e strutturato di terrorismo, chiedono una risposta rapida e un tentativo risoluto di sedare e risolvere tale conflittualità.

L’ISIS ha rimesso in luce l’inevitabilità dell’imponderabile e la necessità di come ciò vada accettato per essere affrontato. Ma come? Se, come accennato, tali guerre hanno un alto fattore di aleatorietà, ciò che è opportuno sottolineare è che ogni esercito può comunque conoscere le proprie strutture e risorse.
Tale principio fu chiaro ai prussiani dopo la sconfitta subita nel 1806 a Jena ad opera di Napoleone. Da allora il paradigma si è sviluppato portando all’ideazione di una dottrina che prende attualmente il nome di “Mission Command” (o comando decentralizzato) ed è stata accolta e valorizzata dall’esercito americano con la creazione di un centro di alta eccellenza e formazione nel 2010.

Quest dottrina militare si basa su tre elementi principali: l’intento del comandante, la missione e l‘iniziativa disciplinata. Il primo esplicita “cosa” e “perché”, chiaro e conciso deve essere compreso a tutti i livelli e serve per avere unitarietà nella conduzione delle operazioni. Il secondo elemento è il risultato che ogni unità deve ottenere, con enfasi sullo scopo, guida l’iniziativa dei subordinati all’interno dell’intento. Il terzo consiste nell’assunzione della responsabilità di decidere e iniziare azioni indipendenti all’interno dell’intento, in quanto la situazione mutata rende inutile il precedente piano.
Le tattiche utilizzare saranno così improntate alla velocità, al genio del singolo e alla libertà d’azione, elementi essenziali nella conduzione delle guerre contemporanee.

Ma come può, una dottrina di due secoli fa, essere utile oggi per fronteggiare nuovi nemici? I conflitti odierni sembrano avviarsi ad una grande parabola ascendente di complessità e asimmetricità e tra questi spicca il terrorismo che ricorre ad atti atroci e impensabili per spaventare a morte le persone e generare passività. La difficoltà principale che gli eserciti fronteggiano oggi, più del nemico in sé, è il mutare delle condizioni. Accettare la convivenza con l’incertezza e mettere in campo formazione e addestramento adeguato sono gli elementi chiave nella mentalità del Mission Command. Tornerebbe così centrale l’elemento umano, sotto le forme di: razionalità, ragionevolezza e capacità di discernimento.

Sara Santella

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